Conte attacca Meloni: Patto con i poteri forti per restare al governo senza fare riforme
Giuseppe Conte accusa il governo Meloni di aver stretto un accordo con i poteri economici e finanziari per restare al potere, sostenendo che l’esecutivo abbia rinunciato alle promesse fatte agli elettori e non abbia realizzato riforme significative.
Giuseppe Conte torna a criticare duramente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Intervenendo al Forum in Masseria di Manduria, in provincia di Taranto, il presidente del Movimento 5 Stelle ha sostenuto che la premier sia diventata un punto di riferimento per gli ambienti economici e finanziari nazionali e internazionali, osservando come nei suoi interventi pubblici venga spesso citato il governo Conte mentre, a suo dire, il successivo governo Draghi resterebbe fuori dal confronto politico.
Secondo l’ex presidente del Consiglio, la lunga permanenza dell’attuale maggioranza sarebbe legata a un accordo con interessi economici consolidati. Conte ha affermato che un sostegno alle industrie della difesa, agli istituti bancari, alle compagnie assicurative e ai grandi fondi internazionali avrebbe garantito anche a lui una maggiore stabilità politica. Ha invece rivendicato le misure adottate durante la propria esperienza di governo a favore delle fasce più fragili della popolazione e il ruolo avuto nella crescita del sistema produttivo italiano.
Nel suo intervento ha ricordato anche i 209 miliardi di euro destinati all’Italia attraverso il Pnrr, sostenendo che proprio la gestione di quelle risorse avrebbe generato forti resistenze nei suoi confronti. A suo giudizio, il timore era che quei fondi venissero amministrati con criteri rigorosi e con controlli stringenti sul fronte della legalità e della lotta alla corruzione.
Conte ha poi accusato il governo di aver abbandonato quella che definisce la propria vocazione di destra sociale. Pur riconoscendo che la coalizione possa arrivare fino alla fine della legislatura, ha sostenuto che il risultato sarà un lungo periodo di governo senza interventi strutturali di rilievo. Ha inoltre affermato che all’interno della maggioranza esistono tensioni costanti su numerosi dossier politici, anche se finora non hanno compromesso la tenuta dell’esecutivo.
Un altro passaggio è stato dedicato al rapporto con gli Stati Uniti e con il presidente americano Donald Trump. Conte ha giudicato negativamente la strategia adottata dal governo italiano nei confronti dell’amministrazione statunitense, sostenendo che l’Italia non avrebbe ottenuto vantaggi concreti dopo i tentativi di rafforzare il rapporto politico con Washington.
Parlando del Movimento 5 Stelle, il leader pentastellato ha spiegato che la definizione di “progressisti indipendenti” è stata scelta dagli iscritti durante il percorso di ridefinizione dell’identità politica del partito. Ha precisato che il Movimento non si considera parte delle tradizionali famiglie della sinistra, pur condividendo alcuni obiettivi riconducibili all’area progressista.
Tra i principi indicati come centrali per il Movimento, Conte ha citato la legalità, la giustizia sociale e la tutela dei cittadini più deboli. Ha inoltre espresso preoccupazione per la situazione internazionale, sostenendo che il rispetto del diritto internazionale sarebbe oggi messo in discussione anche da Paesi storicamente considerati alleati dell’Italia.
Sul tema della sicurezza, il presidente del M5S ha dichiarato che la questione dovrà avere un ruolo centrale nell’eventuale costruzione di un futuro programma di governo con altre forze di opposizione. Ha assicurato che il Movimento presenterà proposte concrete per rispondere alle richieste dei cittadini.
Infine, affrontando il tema dell’immigrazione, Conte ha accusato il governo di non essere riuscito a migliorare il sistema dei rimpatri. Ha criticato le proposte avanzate negli ultimi mesi da alcuni esponenti del centrodestra, definendo irrealistica e incompatibile con la Costituzione l’ipotesi della cosiddetta remigrazione, che prevederebbe il ritorno nei Paesi d’origine di intere comunità di immigrati.
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