Paziente lascia il pronto soccorso di Lucca e muore investito, Asl condannata a risarcire la famiglia
Un paziente in stato confusionale lasciò il pronto soccorso di Lucca senza essere controllato e morì dopo essere stato investito da uno scooter. La Corte d’Appello ha attribuito la responsabilità all’Asl e disposto un risarcimento superiore a 630mila euro.
La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’azienda sanitaria competente per la mancata vigilanza su un paziente di 71 anni che si era allontanato dal pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca prima di essere visitato. I giudici hanno riconosciuto il diritto dei familiari a ottenere un risarcimento superiore a 630mila euro, comprese le spese legali, somma che dovrà essere corrisposta insieme al Fondo di garanzia per le vittime della strada.
La vicenda risale al 2 febbraio 2016. Mario Amelio Coli, pensionato ed ex muratore residente a Segromigno in Piano, nel comune di Capannori, si presentò al pronto soccorso nel tardo pomeriggio mostrando evidenti segni di disorientamento. Dopo l’accettazione in codice giallo alle 18.40, avrebbe dovuto essere sottoposto a visita entro circa un’ora.
Quando il personale sanitario chiamò il suo nome alle 21.52, l’uomo non era più presente nella struttura. Nessuno si era accorto del suo allontanamento. Poco dopo le 23, mentre percorreva a piedi via Romana, venne travolto da uno scooter che viaggiava nella stessa direzione. Il conducente si fermò inizialmente dopo l’impatto, ma si allontanò senza prestare soccorso e non fu mai identificato.
Trasportato nuovamente in ospedale in condizioni gravissime e successivamente trasferito a Pisa, il settantunenne morì il 22 febbraio 2016 dopo circa venti giorni di ricovero.
In primo grado il Tribunale di Lucca aveva escluso la responsabilità dell’azienda sanitaria. La Corte d’Appello ha invece ribaltato quella decisione, ritenendo che il personale non abbia adottato le misure di controllo necessarie per un paziente che, per le sue condizioni psicofisiche, non era in grado di provvedere autonomamente a sé stesso.
Secondo i magistrati, il protocollo applicato al caso prevedeva una vigilanza continua. Una sorveglianza adeguata oppure una visita effettuata nei tempi previsti avrebbero potuto impedire l’uscita dall’ospedale. I giudici hanno inoltre osservato che un intervento medico tempestivo avrebbe potuto ridurre lo stato confusionale del paziente attraverso cure appropriate.
La sentenza richiama anche il ritardo con cui furono avviate le ricerche. L’assenza dell’uomo risultava evidente alle 21.52, ma i controlli concreti nell’area ospedaliera iniziarono soltanto alle 22.41. Per la Corte, quei quasi cinquanta minuti persi ridussero drasticamente le possibilità di rintracciarlo quando si trovava ancora nei dintorni dell’ospedale.
Il nuovo pronunciamento si aggiunge a una precedente decisione del 2024 che aveva già condannato il Fondo di garanzia per le vittime della strada a versare circa 600mila euro agli eredi. Sommando i due risarcimenti, figli e nipoti della vittima hanno ottenuto il riconoscimento di oltre 1,2 milioni di euro complessivi.
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