Pamela Genini, simulazione nel cimitero di Strozza: una sola persona avrebbe potuto profanare la tomba
La simulazione dei carabinieri a Strozza indica che una sola persona avrebbe potuto profanare la tomba di Pamela Genini. L’esito rafforza l’ipotesi investigativa che vede Francesco Dolci accusato del furto del feretro e della testa della giovane.
Una ricostruzione tecnica effettuata dai carabinieri nel cimitero di Strozza potrebbe rappresentare un elemento rilevante nell’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini. Gli investigatori del nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo, insieme ai militari della sezione operativa della compagnia di Zogno, hanno svolto una simulazione per verificare le modalità con cui il feretro della giovane sarebbe stato sottratto.
Dagli accertamenti sarebbe emerso che l’azione poteva essere compiuta anche da una sola persona, senza la necessità di complici. Una conclusione che si inserisce nel procedimento relativo alla sparizione del corpo e della testa della 29enne, sepolta nel suo paese d’origine dopo essere stata uccisa a Milano nell’ottobre scorso.
Per il femminicidio è detenuto ed è sotto processo l’ex compagno Gianluca Soncin. Un diverso filone investigativo riguarda invece la profanazione della sepoltura. In questo caso l’accusa è rivolta a Francesco Dolci, ex partner della vittima, ritenuto dagli inquirenti il presunto responsabile della sottrazione dei resti.
La prova eseguita nel camposanto bergamasco aveva l’obiettivo di verificare concretamente tempi, modalità e difficoltà dell’operazione. L’esito della simulazione sostiene la tesi che il gesto possa essere stato realizzato autonomamente da una sola persona, circostanza che potrebbe assumere peso nel prosieguo delle indagini e del procedimento giudiziario.
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