Domenico Procacci si racconta, dalla timidezza giovanile alla svolta con Kasia Smutniak

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Domenico Procacci racconta gli anni della timidezza e del disagio personale, spiegando come l’incontro con Kasia Smutniak abbia cambiato la sua vita. Il produttore di Fandango parla anche del rapporto con il cinema e della sua passione per il tennis.

Kasia Smutniak
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Domenico Procacci, fondatore della casa di produzione Fandango e protagonista da decenni del cinema italiano, ha ripercorso alcuni passaggi poco conosciuti della sua vita privata e professionale. Dietro la carriera costruita accanto a registi come Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Gabriele Muccino, il produttore ha raccontato un lungo periodo segnato da insicurezze e difficoltà relazionali.

Cresciuto a Bari e trasferitosi successivamente a Roma, Procacci ha ricordato una giovinezza caratterizzata da una forte timidezza. Ha spiegato di essersi spesso sentito fuori posto nelle situazioni sociali, tanto da lasciare frequentemente feste e incontri prima del previsto. Un disagio che, a suo dire, non è mai scomparso del tutto e che lo accompagnava ancora negli anni dell'affermazione professionale.

Tra i ricordi più significativi c'è quello legato alla Mostra del Cinema di Venezia. Anche un semplice gesto pubblico, come alzarsi per ricevere un applauso o un riconoscimento, gli provocava forte agitazione e tachicardia, nonostante il crescente successo ottenuto nel settore cinematografico.

Secondo Procacci, il cambiamento più profondo nella sua vita è arrivato con l'incontro con Kasia Smutniak. Il produttore ha raccontato che prima della relazione con l'attrice la sua esistenza era piuttosto disordinata, pur avendo vissuto legami sentimentali importanti. La nascita del figlio Leone, avvenuta quando aveva 54 anni, ha rappresentato un ulteriore momento di svolta personale. Procacci considera inoltre come una figlia anche Sophie, nata dalla relazione tra Smutniak e Pietro Taricone.

Nel corso dell'intervista ha parlato anche dei rapporti costruiti negli anni con alcuni dei registi più noti del panorama italiano. Pur definendosi una persona poco incline allo scontro, ha ammesso che i confronti più accesi li ha avuti con Sergio Rubini. Un rapporto che, nonostante le discussioni, è rimasto solido nel tempo e potrebbe portare presto a una nuova collaborazione cinematografica.

Spazio infine a una delle sue passioni più note: il tennis. Procacci ha raccontato di essere talmente coinvolto da questo sport da parlarne continuamente, diventando spesso oggetto di scherzi tra amici e colleghi. Dopo aver diretto il documentario “Una squadra”, dedicato alla storica vittoria italiana in Coppa Davis in Cile, continua a frequentare i campi da tennis e a sfidare scrittori e registi amici, rivendicando con ironia i suoi successi contro Sandro Veronesi e le difficoltà incontrate contro Giovanni Veronesi.

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