Trump e l'accordo con l'Iran, 37 annunci in due mesi senza alcuna intesa concreta
Donald Trump ha annunciato almeno 37 volte un accordo imminente con l’Iran, ma dopo oltre due mesi di dichiarazioni l’intesa non è stata ancora raggiunta e le trattative restano senza un risultato concreto.
Da oltre due mesi Donald Trump continua a sostenere che un accordo tra Stati Uniti e Iran sia ormai vicino. Tra dichiarazioni pubbliche, interviste e messaggi sui social, il presidente americano ha ripetuto più volte che l’intesa era a un passo dalla firma. Finora, però, nessun accordo è stato concluso.
Secondo un conteggio realizzato dalla CNN, considerando anche le settimane precedenti al cessate il fuoco annunciato ad aprile, Trump avrebbe parlato di un'intesa imminente con Teheran almeno 37 volte. In numerose occasioni ha inoltre affermato che l’Iran fosse particolarmente interessato a chiudere rapidamente i negoziati.
Uno dei primi riferimenti risale al 23 marzo, quando il presidente, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, dichiarò che esistevano già i principali punti di convergenza tra le parti. Il giorno successivo sostenne che l’accordo fosse vicino e che l’Iran volesse raggiungerlo. Teheran, tuttavia, negò l’esistenza di trattative nei termini descritti da Washington.
Nei giorni seguenti il tono delle dichiarazioni diventò ancora più netto. Trump arrivò a sostenere che l’Iran fosse pronto a tutto pur di arrivare a un’intesa e, il 29 marzo, disse di aspettarsi un accordo nel giro di pochi giorni.
Il 7 aprile annunciò che i colloqui stavano procedendo bene e che sarebbero bastate due settimane per completare il percorso. Nello stesso periodo venne comunicato un cessate il fuoco che, nelle intenzioni dichiarate, avrebbe dovuto favorire la conclusione delle trattative.
Nei giorni successivi il presidente americano continuò a mostrarsi ottimista. Il 15 aprile dichiarò che la questione era quasi risolta. Il 16 aprile parlò di un’intesa molto probabile, mentre il giorno dopo arrivò ad affermare che l’Iran aveva sostanzialmente accettato tutte le condizioni e che la firma sarebbe potuta arrivare entro uno o due giorni.
Nonostante il mancato risultato, le previsioni sono proseguite per tutto aprile e maggio. Il 20 aprile Trump scrisse sui social che gli sviluppi sarebbero arrivati rapidamente. A fine mese tornò a sostenere che Teheran fosse desiderosa di chiudere l’accordo.
Il 18 maggio spiegò di aver rinviato eventuali operazioni militari per alcuni giorni perché diversi Paesi del Medio Oriente ritenevano imminente una soluzione diplomatica. In quell’occasione riconobbe anche che precedenti previsioni si erano rivelate errate, pur sostenendo che la situazione fosse diversa rispetto al passato.
Il giorno successivo tornò però a garantire una rapida conclusione della crisi. Pochi giorni dopo affermò che l’intesa era quasi completata e che restavano soltanto gli ultimi dettagli da definire.
Alla fine di maggio e nei primi giorni di giugno il messaggio è rimasto invariato. Trump ha continuato a parlare di un accordo ormai vicino, definendolo in diverse occasioni già sostanzialmente negoziato.
Domenica scorsa, in un’intervista ad Axios, ha dichiarato che Stati Uniti e Iran erano molto vicini a un accordo definitivo, pur accusando le tensioni tra Iran e Israele di rischiare di compromettere il percorso diplomatico.
Anche nelle ultime ore il presidente americano ha ribadito la stessa previsione. Durante un intervento telefonico a sostegno del senatore Lindsey Graham ha parlato di negoziati in corso e di una disponibilità iraniana a fare concessioni. Successivamente, dopo aver assistito alle finali NBA a New York, ha affermato che le parti si trovano nelle fasi conclusive e che un’intesa potrebbe essere raggiunta nel giro di due o tre giorni.
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