Iran e Stretto di Hormuz, cresce il rischio di rincari su cibo energia e trasporti

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La guerra tra Iran e Israele e le tensioni nello Stretto di Hormuz minacciano le forniture globali di fertilizzanti ed energia, con il rischio di nuovi rincari su alimenti, trasporti e costi agricoli nei prossimi mesi.

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Le tensioni militari in Medio Oriente e l’incertezza sul traffico nello Stretto di Hormuz stanno alimentando i timori di una nuova fase di aumenti dei prezzi a livello mondiale. Le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il settore energetico, coinvolgendo l’intera filiera agroalimentare, dai fertilizzanti fino ai prodotti che arrivano sugli scaffali dei supermercati.

Tra gli aspetti più delicati c’è il mercato dei fertilizzanti, indispensabili per garantire rese agricole elevate. L’aumento dei costi produttivi, insieme alle difficoltà logistiche e alle possibili interruzioni nelle forniture di materie prime, sta creando nuove pressioni sul comparto agricolo internazionale. Gli esperti avvertono che queste difficoltà potrebbero tradursi nei prossimi mesi in raccolti meno abbondanti e in ulteriori aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari.

La questione è diventata una priorità anche sul piano politico. Su iniziativa dell’Italia è stata convocata una riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura del G7 per affrontare le possibili conseguenze della crisi. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento della sicurezza alimentare, la riduzione della dipendenza dalle importazioni e il sostegno alle aziende agricole alle prese con costi sempre più elevati.

I segnali di tensione arrivano già dai mercati internazionali. Le quotazioni di alcuni cereali risultano in aumento, mentre diverse rotte commerciali registrano rallentamenti nelle spedizioni. Gli effetti sui consumatori potrebbero manifestarsi gradualmente, con rincari che interesserebbero sia le materie prime sia i prodotti trasformati.

Secondo le organizzazioni del settore agricolo, l’attuale scenario presenta criticità che in alcuni casi vengono considerate persino più complesse rispetto a quelle emerse nel 2022. A preoccupare è soprattutto la riduzione dei margini economici per gli agricoltori, già penalizzati dall’aumento delle spese necessarie per mantenere la produzione.

Anche l’agricoltura italiana mostra segnali di difficoltà. Si registra una diminuzione delle superfici coltivate a mais e una riduzione delle rese produttive, fenomeni collegati anche al minore utilizzo di fertilizzanti e altri mezzi tecnici a causa dei costi più elevati.

Il timore principale riguarda un possibile effetto a catena sull’intera filiera europea. Se dovessero aumentare ulteriormente i costi dell’energia, dei trasporti e della logistica, il rincaro potrebbe trasferirsi ai prodotti alimentari di largo consumo, dal grano ai latticini, fino alla carne e agli alimenti confezionati. A rendere ancora più incerto il quadro contribuisce il fattore climatico, con eventi meteorologici estremi che potrebbero influire sulle prossime campagne agricole.

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