Usa Iran: Trump prolunga la tregua senza scadenza mentre cresce lo stallo sullo Stretto di Hormuz
Donald Trump mantiene il cessate il fuoco con l’Iran senza fissare una scadenza mentre lo stallo sui negoziati cresce per il controllo dello Stretto di Hormuz e le tensioni restano alte sul piano militare ed economico
Donald Trump ha confermato che la tregua con l’Iran resta in vigore senza un termine preciso, lasciando aperta la porta a eventuali sviluppi diplomatici ma senza accelerare i tempi. Il presidente statunitense attende una proposta da Teheran per riavviare i colloqui, mentre il confronto tra i due Paesi rimane bloccato.
Al centro dello scontro c’è lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico petrolifero mondiale. Washington mantiene il blocco navale, che l’Iran considera un atto ostile. Questa posizione ha di fatto congelato i negoziati, impedendo qualsiasi progresso concreto verso un accordo.
Nonostante dichiarazioni che lasciano intravedere una possibile ripresa delle trattative anche a breve, fonti vicine all’amministrazione indicano che la proroga della tregua potrebbe durare solo pochi giorni. La Casa Bianca ha chiarito che non esiste una scadenza ufficiale e che sarà lo stesso presidente a decidere quando intervenire.
Secondo la portavoce Karoline Leavitt, gli Stati Uniti ritengono di avere il controllo della situazione e giudicano efficace la pressione economica sull’Iran. Il blocco navale viene visto come uno strumento per indebolire ulteriormente Teheran, già alle prese con difficoltà interne.
Le tensioni risalgono all’operazione militare lanciata il 28 febbraio, quando gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno colpito obiettivi iraniani nell’ambito dell’operazione Epic Fury. L’intervento è stato giustificato come misura difensiva per proteggere le basi americane nella regione e sostenere gli alleati.
Dal punto di vista legale, la Casa Bianca si muove entro i limiti previsti dai poteri di guerra del presidente. Trump ha informato il Congresso il 2 marzo, facendo partire il conto dei 60 giorni durante i quali può mantenere le operazioni senza autorizzazione parlamentare. Questo periodo scadrà il primo maggio.
Una volta superata questa data, le opzioni si restringono. Il presidente può chiedere il via libera al Congresso, ridurre gradualmente la presenza militare oppure ricorrere a una proroga straordinaria di 30 giorni, consentita solo per garantire un ritiro sicuro delle truppe.
Resta anche la possibilità di seguire un precedente già utilizzato in passato. Nel 2011 Barack Obama proseguì le operazioni in Libia oltre i limiti previsti, sostenendo che non si trattava di un conflitto diretto prolungato. Una scelta che allora provocò forti critiche, ma che potrebbe essere presa in considerazione anche oggi.
Il ruolo del Congresso diventa quindi decisivo. I repubblicani finora hanno sostenuto la linea della Casa Bianca, respingendo i tentativi democratici di interrompere le operazioni. Tuttavia, autorizzare ufficialmente una prosecuzione del conflitto significherebbe assumere una posizione netta in un momento politico delicato, a pochi mesi dalle elezioni di midterm.
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