Prato, titolare a processo per violenza sessuale su una dipendente dopo psicofarmaci nel cibo
Una dipendente di 24 anni denuncia una violenza sessuale dopo aver perso conoscenza in azienda. Il titolare di un laboratorio di Prato è stato rinviato a giudizio immediato e resta detenuto in carcere.
Un imprenditore di 60 anni di Prato dovrà affrontare il processo con rito immediato per l'accusa di aver abusato sessualmente di una propria dipendente dopo averle somministrato psicofarmaci attraverso del cibo. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Prato, che ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura.
L'uomo, che si trova attualmente in carcere in custodia cautelare, è accusato di fatti avvenuti il 15 dicembre 2025 all'interno di un laboratorio di produzione alimentare della città. Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe chiesto alla giovane lavoratrice, allora ventiquattrenne, di fermarsi oltre il normale orario di lavoro e le avrebbe offerto una minestra consumata nei locali dell'azienda.
Dopo aver mangiato, la ragazza avrebbe perso conoscenza. Al risveglio, avvenuto diverse ore più tardi, si sarebbe ritrovata all'interno di un camper e con abiti diversi da quelli che indossava durante la giornata lavorativa. Non riuscendo a ricostruire quanto accaduto nelle ore precedenti, la giovane si è rivolta ai sanitari per sottoporsi ad accertamenti medici e ha successivamente presentato denuncia.
Le analisi tossicologiche eseguite nell'ambito delle indagini hanno rilevato la presenza di benzodiazepine nell'organismo della vittima. Per gli inquirenti si tratta di un elemento compatibile con l'ipotesi che sostanze psicotrope siano state somministrate attraverso il pasto consumato in azienda.
Tra le prove raccolte dagli investigatori figurano anche le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza installate all'interno della struttura. Secondo la Procura, le immagini avrebbero permesso di ricostruire i movimenti delle persone coinvolte e di documentare aspetti ritenuti centrali per l'accusa.
Al termine delle indagini preliminari, i magistrati hanno ritenuto il quadro probatorio sufficientemente solido da richiedere il giudizio immediato, procedura che consente di arrivare direttamente al dibattimento senza passare dall'udienza preliminare. Il gip ha accolto la richiesta, disponendo l'avvio del processo. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, l'imputato avrebbe inoltre precedenti per reati della stessa natura.
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