Morte della piccola Beatrice a Bordighera, le accuse e i messaggi trovati nel telefono di Iannuzzi

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La morte della piccola Beatrice a Bordighera porta a nuove accuse per la madre e il compagno. Le testimonianze delle sorelle e i contenuti trovati sul telefono dell'uomo rafforzano l'inchiesta sui presunti maltrattamenti.

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Morte della piccola Beatrice a Bordighera, le accuse e i messaggi trovati nel telefono di Iannuzzi
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Proseguono le indagini sulla morte della piccola Beatrice, la bambina deceduta a Bordighera dopo quella che gli investigatori descrivono come una lunga sequenza di maltrattamenti. Mercoledì la madre della minore, Emanuela Aiello, 44 anni, e il compagno Emanuel Iannuzzi, 42 anni, sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti per gli interrogatori di garanzia.

I due, entrambi accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore, hanno adottato strategie difensive differenti. Aiello ha risposto alle domande degli inquirenti per oltre un'ora, sostenendo di non aver mai colpito le proprie figlie e di non aver mai assistito a violenze nei loro confronti. Durante l'interrogatorio avrebbe mostrato forte commozione davanti alle immagini raccolte dagli investigatori.

Iannuzzi, invece, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Attraverso i suoi difensori ha fatto sapere di sentirsi sconvolto per quanto accaduto e di voler attendere l'esame completo degli atti dell'inchiesta prima di fornire la propria versione dei fatti.

Tra gli aspetti al centro delle verifiche emerge anche il comportamento dei familiari della bambina. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i segni delle presunte violenze sarebbero stati evidenti già nei giorni precedenti al decesso. Gli inquirenti ritengono inoltre che l'agonia della piccola possa essere durata almeno 72 ore e che, durante quel periodo, nessuno abbia richiesto l'intervento dei soccorsi.

Particolarmente rilevanti per l'accusa risultano le dichiarazioni delle due sorelle maggiori di Beatrice, di 9 e 7 anni. Secondo il magistrato, le bambine avrebbero fornito un racconto dettagliato, coerente e privo di intenti ritorsivi. Le loro testimonianze descrivono episodi di maltrattamenti subiti sia da loro stesse sia dalla sorellina più piccola.

Le minori avrebbero inoltre cercato di segnalare il disagio vissuto all'interno dell'ambiente familiare, rivolgendosi sia alla madre sia ai nonni materni. Tentativi che, secondo quanto emerge dagli atti, non avrebbero prodotto alcun cambiamento nella situazione.

Gli investigatori ritengono che i racconti delle due bambine trovino conferma in diversi elementi raccolti durante le indagini. Tra questi figurano anche alcuni contenuti recuperati nel telefono cellulare di Iannuzzi, che contribuiscono a delineare un quadro ritenuto particolarmente grave dagli inquirenti.

Nelle carte dell'inchiesta viene descritto un profilo caratterizzato da comportamenti violenti e vessatori. Tra gli episodi richiamati compare anche una precedente vicenda del 2019, quando Iannuzzi era stato arrestato per l'uccisione di un maialino. In quell'occasione l'uomo aveva registrato la scena con il proprio smartphone, conservando il video nel dispositivo. L'episodio viene richiamato dagli investigatori insieme ad altri precedenti penali contestati all'indagato, tra cui reati legati alla detenzione illegale di armi.

Secondo l'accusa, gli elementi raccolti fino a questo momento, comprese le testimonianze delle sorelle di Beatrice e il materiale acquisito dagli apparecchi elettronici, rappresentano riscontri significativi nell'ambito dell'inchiesta che punta a chiarire le responsabilità per la morte della bambina.

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