Morte di Beatrice a Bordighera, le sorelline accusano Manuel Iannuzzi e la madre
La morte della piccola Beatrice a Bordighera ha portato a nuove accuse contro la madre e il compagno Manuel Iannuzzi. Le sorelle della bambina hanno raccontato agli investigatori minacce, violenze e tentativi di nascondere quanto accaduto.
Le due sorelle maggiori di Beatrice hanno raccontato agli investigatori le ore precedenti alla morte della bambina di due anni, avvenuta il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia. Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, Manuel Iannuzzi, compagno della madre Emanuela Aiello, avrebbe intimato alle bambine di non parlare di lui e di negare di essere state nella sua abitazione di Perinaldo durante quel fine settimana.
Le piccole, di 9 e 7 anni, si trovavano insieme alla sorellina nella casa dell’uomo. Nei loro racconti ai carabinieri hanno spiegato che Beatrice stava molto male già da ore. La bambina vomitava, aveva il corpo violaceo e non riusciva più a controllare i movimenti. Nonostante le condizioni gravissime, la madre e il compagno non avrebbero chiesto aiuto immediatamente.
La sorella maggiore ha riferito che la mattina della tragedia Iannuzzi le avrebbe svegliate dicendo che «era successo un casino» e che quel giorno non sarebbero andate a scuola. Poco dopo Beatrice sarebbe stata caricata in auto avvolta in una coperta rossa. Durante il tragitto, sempre secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, ai due bambini sarebbe stato ordinato di non raccontare nulla della permanenza a Perinaldo e di sostenere di non conoscere l’uomo.
Emanuela Aiello è accusata di omicidio preterintenzionale e di aver assistito senza intervenire alle violenze subite dalla figlia più piccola. Gli inquirenti contestano anche l’omessa assistenza medica e una serie di comportamenti considerati gravissimi nei confronti delle tre bambine. La donna dovrà comparire davanti al gip il 3 giugno nel carcere di Pontedecimo per l’interrogatorio di garanzia.
Nelle prime fasi delle indagini era già emersa la testimonianza di una donna che aveva descritto Aiello come una madre aggressiva, sostenendo che picchiasse frequentemente la figlia più piccola. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato numerose contraddizioni nelle dichiarazioni della donna, considerate tentativi di allontanare sospetti sia da sé stessa sia dal compagno.
Secondo l’ordinanza, la madre della bambina avrebbe modificato più volte la propria versione dei fatti cercando di alterare la ricostruzione degli eventi e influenzare eventuali testimoni. Le successive verifiche investigative hanno rafforzato il quadro accusatorio, portando alla contestazione delle violenze sulla piccola Beatrice e delle pressioni esercitate sulle sorelle maggiori.
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