Strage di Amendolara, il carabiniere fermò il minivan prima del rogo mortale
Quattro braccianti sono morti bruciati in un minivan ad Amendolara dopo una protesta per stipendi non pagati. Un carabiniere aveva fermato il veicolo pochi minuti prima della strage, mentre l’unico sopravvissuto risulta ora irreperibile.
Un controllo effettuato pochi minuti prima della tragedia aggiunge nuovi elementi all’inchiesta sulla morte di quattro braccianti agricoli avvenuta il 1° giugno 2026 ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Le vittime, tre cittadini afghani e un pakistano, sono rimaste intrappolate all’interno di un minivan andato a fuoco in una stazione di servizio lungo la statale 106 Jonica.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, alle 12.45 un militare della Forestale in servizio nella zona di Trebisacce aveva notato il veicolo procedere in modo irregolare. Alcuni occupanti lanciavano sacchetti dal finestrino e la guida appariva pericolosa. Dopo aver seguito il mezzo per alcuni chilometri, il carabiniere lo raggiunse presso un distributore di carburante, dove richiamò il conducente, Ali Raza, invitandolo a prestare maggiore attenzione per evitare incidenti.
Terminato il controllo, il militare lasciò l’area. Subito dopo, secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbe consumato il delitto. Raza avrebbe aperto il portellone posteriore del Fiat Ulysse mentre il complice Ahmed Safeer, conosciuto con il soprannome di Bat, avrebbe impedito agli occupanti di uscire bloccando una delle portiere. La benzina sarebbe stata versata all’interno del veicolo prima dell’innesco delle fiamme.
L’unico a salvarsi è stato Taj Mohammad Alamyar, afghano di 35 anni. Pur gravemente ustionato, sarebbe riuscito a scavalcare i sedili e a raggiungere il vano posteriore del mezzo. Da lì avrebbe trovato una via di fuga attraverso il portellone ancora aperto, riuscendo ad allontanarsi nonostante il tentativo del conducente di fermarlo.
Le immagini registrate dalle telecamere della stazione di servizio hanno consentito agli investigatori di ricostruire i momenti successivi. I due sospettati si sono allontanati verso la boscaglia circostante e sono stati rintracciati nella notte seguente a Trebisacce. Al momento dell’arresto indossavano ancora gli stessi abiti ripresi dai sistemi di videosorveglianza.
Le vittime sono Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Iayjad, 27 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Waseem Khan, 29 anni. Secondo la testimonianza resa dal sopravvissuto agli inquirenti, il gruppo aveva contestato il mancato pagamento delle retribuzioni per il lavoro svolto nella raccolta delle fragole a Scanzano Jonico. I lavoratori avrebbero inoltre sostenuto personalmente il costo del trasporto quotidiano, pari a cinque euro al giorno.
Ahmed Safeer e Ali Raza si trovano in carcere con l’accusa di omicidio. Nel frattempo è emersa un’altra circostanza che preoccupa gli investigatori. Taj Mohammad Alamyar e un altro lavoratore, Azratt Helal Armani, si sarebbero allontanati senza comunicare un recapito alle forze dell’ordine. I due avevano anche rifiutato una proposta di impiego avanzata dalla Cgil in una struttura ritenuta sicura.
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