Rissa all'Itis di Parma, il professore respinge le accuse e replica alla famiglia del 17enne

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Uno studente di 17 anni accusa un professore dell’Itis di Parma di averlo colpito durante una rissa fuori da scuola. Il docente respinge le accuse e racconta una versione diversa dei fatti avvenuti il 21 maggio.

Parma
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Il professore coinvolto nella rissa avvenuta il 21 maggio davanti all’Itis di Parma nega di aver colpito uno studente di 17 anni e sostiene di essere stato atteso fuori dall’istituto dal ragazzo. Dopo le accuse avanzate dalla madre del giovane, il docente ha affidato la sua versione dei fatti a un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma.

Secondo la famiglia dello studente, l’insegnante avrebbe colpito il ragazzo con un calcio al ginocchio durante il litigio scoppiato all’esterno della scuola. Il docente, invece, racconta una dinamica differente. Spiega che tutto sarebbe iniziato quando uno studente avrebbe lanciato una lattina contro un’auto. A quel punto il professore lo avrebbe rimproverato davanti a un collega, senza che altri intervenissero.

«Gli ho parlato dandogli del lei, come faccio sempre», ha dichiarato il docente, aggiungendo che il diciassettenne sarebbe comparso solo più tardi, intorno alle 15, aspettandolo fuori dai cancelli dell’istituto.

L’insegnante respinge anche l’ipotesi di aver provocato lo scontro o invitato qualcuno a seguirlo in un parco vicino. Racconta di aver semplicemente indicato la strada verso casa e di non aver mai avuto intenzione di alimentare una rissa davanti alla scuola, in presenza di studenti, famiglie e altri docenti.

Nel suo intervento il professore ha commentato anche le parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che aveva sostenuto la necessità di denunciare quanto accaduto. «Accetto il biasimo del ministro, ma io non querelo minorenni», ha detto il docente, spiegando di non voler intraprendere azioni legali contro ragazzi che definisce “maleducati e confusi”.

Nel frattempo sulla vicenda è intervenuta anche la sorella di uno dei ragazzi coinvolti, che ha scritto una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo di fermare quella che definisce una “guerra mediatica e sociale”.

La giovane racconta che tutto sarebbe nato dopo il tentativo del fratello di contestare il modo in cui un professore avrebbe richiamato uno studente, ritenuto offensivo e umiliante. Nella lettera sostiene che gli errori vadano corretti senza usare parole capaci di ferire la dignità delle persone.

La ragazza descrive il disagio vissuto dai giovani coinvolti nella vicenda e parla di ragazzi italiani con genitori immigrati che si sarebbero trovati travolti da una situazione più grande di loro. Nel messaggio rivolto alla premier chiede attenzione per le famiglie finite al centro della vicenda e auspica un clima meno teso attorno a quanto accaduto fuori dalla scuola di Parma.

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