Delitto di Garlasco, la consulenza di Sempio mette in dubbio la ricostruzione dell'omicidio
Chiara Poggi fu colpita mortalmente senza tentare una difesa efficace, secondo i consulenti di Andrea Sempio la dinamica dell’omicidio a Garlasco non coincide con alcune tracce raccolte nella villetta.
La nuova consulenza depositata dalla difesa di Andrea Sempio torna a intervenire sul delitto di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007. I consulenti incaricati dal team difensivo contestano alcuni punti della ricostruzione finora considerata dagli inquirenti, soprattutto sulla dinamica dell’aggressione e sui movimenti dell’assassino all’interno dell’abitazione.
Secondo il medico legale Sabino Pelosi, le ferite presenti sulle braccia della ventiseienne non sarebbero compatibili con un tentativo concreto di difesa. Nella relazione viene spiegato che le lesioni risultano superficiali e prive di fratture o traumi profondi agli arti superiori, elementi che ci si attenderebbe in presenza di colpi sferrati con un martello e contrastati dalla vittima.
La consulenza conferma che Chiara Poggi morì tra le 7 e le 12.30 del 13 agosto 2007, in linea con quanto già indicato dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. I consulenti ritengono inoltre che le gravissime ferite alla testa siano state provocate con elevata probabilità proprio da un martello. Nella relazione si legge però che non emergono elementi certi di una reazione difensiva, né attiva né passiva.
Un altro punto contestato riguarda la durata dell’aggressione. La difesa sostiene che l’omicidio si sarebbe consumato in pochi minuti, una tempistica inferiore rispetto ai 15-20 minuti indicati in passato dagli investigatori. Secondo questa ricostruzione, l’assassino non sarebbe sceso sui gradini della cantina dove fu trovato il corpo della ragazza.
L’esperto di Bloodstain Pattern Analysis Armando Palmegiani definisce poco compatibile con i rilievi l’ipotesi secondo cui l’aggressore sarebbe sceso lungo la scala per poi tornare indietro. Nella consulenza si evidenzia che lungo il percorso tra cucina e vano scale non sarebbero state trovate tracce di passaggio nella zona del telefono, nonostante secondo gli esperti avrebbero dovuto essere presenti segni di trasferimento o calpestio.
Per i consulenti della difesa, dal cosiddetto gradino zero il corpo di Chiara Poggi sarebbe stato già visibile, rendendo inutile una discesa ulteriore lungo la scala. Anche la traccia denominata N1 non mostrerebbe elementi compatibili con un cambio di direzione dell’assassino, perché mancherebbero appoggi completi del piede e segni di torsione.
La relazione affronta anche la chiusura della porta a soffietto della cantina. Secondo gli esperti, una mano sporca di sangue avrebbe dovuto lasciare impronte o strisciate sulla maniglia o sul battente della porta, ma questi segni non sarebbero stati rilevati durante i sopralluoghi.
Tra gli elementi analizzati compare inoltre la cosiddetta impronta 33, il segno del palmo di una mano individuato sulla parete sinistra della scala. Palmegiani e il collega Bisogno ritengono che quella traccia non possa essere utilizzata per identificare una persona precisa. Nella consulenza si sostiene che l’impronta non presenti qualità e definizione sufficienti per attribuzioni affidabili.
Secondo gli esperti incaricati dalla difesa, anche il tragitto compiuto dall’assassino verso l’uscita della casa avrebbe dovuto lasciare ulteriori tracce, comprese eventuali impronte latenti, che però non risultano documentate nei rilievi eseguiti dopo il delitto.
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