Delitto Chiara Poggi, la difesa di Andrea Sempio contesta la ricostruzione della Procura

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Andrea Sempio contesta la ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi e mette in dubbio il ritorno del killer sulle scale. La difesa sostiene che le tracce trovate nella villetta non confermano la versione della Procura di Pavia.

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Delitto Chiara Poggi, la difesa di Andrea Sempio contesta la ricostruzione della Procura
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Nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi emerge una nuova contestazione tecnica sulla dinamica del delitto. La difesa di Andrea Sempio ha depositato una consulenza firmata da Armando Palmegiani, esperto di scena del crimine, che mette in discussione alcuni passaggi della ricostruzione formulata dalla Procura di Pavia.

Secondo gli inquirenti, l’aggressore avrebbe lavato le mani nel lavandino della cucina dopo l’omicidio per poi tornare verso il vano scale dove si trovava il corpo della vittima, probabilmente per controllarne la posizione. Una sequenza che, per il consulente incaricato dalla difesa, non sarebbe compatibile con le tracce rilevate nella villetta.

Nella relazione di Bloodstain Pattern Analysis, Palmegiani sostiene che il quadro delle evidenze materiali non confermerebbe il ritorno dell’assassino sulle scale. Il documento parla di una dinamica “poco compatibile” con gli elementi raccolti durante i rilievi scientifici.

La consulenza affronta anche il tema dell’impronta palmare numero 33, considerata dagli investigatori uno degli elementi di interesse nell’inchiesta. Per la difesa, però, quel segno non avrebbe caratteristiche sufficienti per essere attribuito con certezza e non ci sarebbero elementi che lo colleghino direttamente ad Andrea Sempio.

Secondo la ricostruzione alternativa proposta dal consulente, dopo l’aggressione il killer si sarebbe diretto verso il bagno situato di fronte al vano scale. Lì avrebbe controllato allo specchio eventuali tracce di sangue sul corpo e si sarebbe pulito in modo rapido utilizzando un asciugamano.

Lo stesso asciugamano, secondo la relazione, potrebbe essere stato usato anche per avvolgere l’arma del delitto ed evitare ulteriori gocciolamenti durante gli spostamenti all’interno della casa.

La difesa sostiene inoltre che non esisterebbero prove concrete di un lavaggio delle mani nel lavandino della cucina. Nella consulenza viene evidenziata l’assenza di tracce compatibili, come gocce rilevabili o reazioni al luminol nel sifone.

Il successivo passaggio dell’aggressore in cucina, sempre secondo la ricostruzione alternativa, sarebbe stato legato alla ricerca di un contenitore, come una busta o un sacchetto, utile a nascondere arma e asciugamano prima di lasciare la villetta uscendo dalla porta principale.

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