Trump pronto a un nuovo attacco contro l'Iran, trattative sul nucleare ancora bloccate

Trump valuta nuovi raid contro l’Iran dopo lo stallo nei negoziati sul nucleare. Da Teheran arrivano segnali cauti, mentre Pakistan e Qatar tentano una mediazione per evitare una nuova escalation militare.

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Donald Trump torna a parlare della guerra con l’Iran e assicura che il conflitto “finirà presto”. Durante un comizio a Suffern, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito che Teheran non può dotarsi di armi nucleari e ha difeso le operazioni militari già condotte da Washington. “Li abbiamo colpiti duramente e non avevamo altra scelta”, ha dichiarato, aggiungendo che la leadership iraniana sarebbe intenzionata a trovare un accordo.

Dietro le dichiarazioni pubbliche, però, cresce la tensione alla Casa Bianca. Secondo quanto riportato da Axios, Trump starebbe valutando la possibilità di autorizzare un’ultima grande offensiva militare contro l’Iran prima di dichiarare chiusa la guerra. Fonti americane vicine ai colloqui spiegano che il presidente è irritato per l’assenza di progressi concreti nei negoziati sul programma nucleare iraniano.

Negli ultimi giorni Trump ha riunito i principali responsabili della sicurezza nazionale per fare il punto sulla situazione. All’incontro hanno partecipato il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della Cia John Ratcliffe e la capo dello staff Susie Wiles. Sul tavolo sono stati analizzati sia gli sviluppi diplomatici sia gli scenari militari nel caso di un fallimento definitivo dei colloqui.

Secondo le fonti citate dalla stampa americana, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire ancora insieme a Israele se non dovesse arrivare una svolta nelle prossime ore. Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano. Washington pretende limiti chiari alle attività atomiche di Teheran, mentre il governo iraniano chiede la fine delle ostilità e un alleggerimento delle sanzioni economiche.

Nel frattempo si intensificano i tentativi di mediazione internazionale. Il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, è arrivato a Teheran per cercare di favorire un’intesa e scongiurare una nuova escalation. Nella capitale iraniana è giunta anche una delegazione del Qatar, impegnata nei contatti diplomatici tra le parti.

Munir dovrebbe incontrare il generale Ahmad Vahidi, figura di primo piano dei Guardiani della Rivoluzione e uomo chiave nelle decisioni strategiche dell’Iran. Secondo funzionari americani citati da Axios, i negoziati procedono con estrema difficoltà e le bozze di accordo continuano a essere modificate senza risultati definitivi.

Anche da Teheran arrivano segnali prudenti. L’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, riferisce che alcuni passi avanti sarebbero stati compiuti, ma nessuna intesa verrà firmata finché resteranno aperte le questioni più delicate. Tra queste c’è soprattutto la richiesta iraniana di fermare le operazioni militari.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha frenato le ipotesi di un accordo imminente. Secondo il diplomatico, le differenze tra Iran e Stati Uniti restano profonde e non possono essere superate in pochi incontri. Baghaei ha inoltre smentito le indiscrezioni diffuse da alcuni media occidentali sui contenuti di una presunta intesa già pronta.

Nelle ultime ore l’emittente al-Arabiya aveva parlato di una “bozza finale” che prevederebbe cessate il fuoco immediato, stop alla guerra mediatica e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz.

Proprio sullo Stretto di Hormuz è intervenuto il segretario di Stato americano Mario Rubio, che ha definito “inaccettabile” l’ipotesi che l’Iran possa imporre pedaggi per il transito navale. Durante una riunione Nato a Helsingborg, Rubio ha spiegato che una simile decisione creerebbe un precedente pericoloso anche in altre aree strategiche del mondo.

Secondo Rubio, nessun Paese dovrebbe accettare il controllo iraniano sui transiti nello stretto, considerato uno dei punti più delicati per il commercio energetico globale e per gli equilibri nell’Indo-Pacifico.

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