Videogiochi e server offline, l'Unione europea valuta nuove regole sui diritti digitali

Apple e Google seguono con attenzione il dibattito Ue sui videogiochi rimossi dai server. La proposta nata tra i gamer punta a evitare che titoli acquistati legalmente diventino inutilizzabili dopo la chiusura del supporto online.

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Il Parlamento europeo ha portato in aula a Strasburgo la discussione sull’iniziativa popolare “Stop Destroying Videogames”, nata dalla campagna online conosciuta come “Stop Killing Games”. Al centro del confronto c’è il destino dei videogiochi acquistati dai consumatori e poi resi inutilizzabili quando gli editori interrompono il supporto tecnico o spengono i server necessari per giocare.

La proposta non impone alle aziende di mantenere attivi i servizi online senza limiti di tempo. Gli organizzatori chiedono invece che, una volta terminato il supporto ufficiale, vengano garantite soluzioni alternative per continuare a usare il prodotto. Tra le ipotesi figurano modalità offline, aggiornamenti finali o strumenti che consentano la creazione di server privati gestiti dagli utenti.

Il tema affronta un nodo sempre più presente nell’economia digitale. Molti prodotti acquistati oggi non dipendono soltanto dal dispositivo fisico o dal file scaricato, ma da infrastrutture remote controllate dalle aziende. Nei videogiochi questo sistema passa attraverso licenze, autenticazioni online, aggiornamenti continui e servizi cloud che possono essere interrotti in qualsiasi momento.

Secondo gli eurodeputati intervenuti nel dibattito, il problema riguarda la distinzione tra acquisto e semplice diritto d’uso. Un consumatore può pagare per un videogioco senza avere la certezza di poterlo utilizzare negli anni successivi, soprattutto se il funzionamento dipende da server esterni gestiti dal produttore.

La questione tocca anche altri settori oltre al gaming. Software, applicazioni, contenuti digitali, dispositivi smart, automobili connesse ed elettrodomestici moderni utilizzano servizi remoti che possono essere modificati o disattivati dalle aziende. Il timore espresso dai promotori è che prodotti regolarmente acquistati diventino inutilizzabili per decisioni commerciali o tecniche prese a distanza.

L’iniziativa dei cittadini europei è stata presentata ufficialmente alla Commissione europea il 26 gennaio 2026 dopo aver raccolto 1.294.188 firme validate in 24 Paesi membri, superando il limite richiesto dal regolamento europeo. Il 16 aprile i promotori sono stati ascoltati dalle commissioni parlamentari competenti per mercato interno, affari giuridici e petizioni.

Il passaggio in plenaria non comporta l’approvazione automatica di nuove norme, ma inserisce il tema nell’agenda politica europea. Ora la decisione passa alla Commissione europea, chiamata a rispondere entro il 27 luglio 2026 indicando se intende presentare proposte legislative oppure archiviare l’iniziativa.

In Italia il mercato dei videogiochi coinvolge una platea molto ampia. I dati del report 2025 realizzato da IIDEA-Ipsos stimano 14,2 milioni di videogiocatori, pari a circa un quarto della popolazione. La spesa riguarda soprattutto software, servizi online e contenuti digitali collegati alle piattaforme di gioco.

La campagna europea punta quindi a ottenere una tutela minima per chi acquista beni digitali. Il confronto aperto a Strasburgo ruota attorno a una domanda sempre più frequente nel mercato tecnologico moderno: quando un consumatore compra un prodotto digitale, ne diventa davvero proprietario oppure ottiene soltanto un accesso temporaneo deciso dal fornitore?

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