Modena, l'ossessione di Salim El Koudri per il lavoro dietro la tragedia di via Emilia Centro
Modena, Salim El Koudri viveva da mesi senza lavoro e accusava le agenzie di discriminarlo perché straniero. Gli investigatori stanno ricostruendo il disagio che precede la tragedia di via Emilia Centro.
Dietro la strage avvenuta sabato 17 maggio in via Emilia Centro a Modena gli investigatori stanno ricostruendo il profilo di Salim El Koudri, 31 anni, e il percorso personale che avrebbe preceduto il gesto. Gli accertamenti della Digos e della Squadra Mobile, coordinati dalla pm Monica Bombara, si concentrano sulle difficoltà vissute dall’uomo negli ultimi mesi, segnati dalla disoccupazione e da un crescente isolamento.
Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte tra vicini, conoscenti e operatori sanitari, El Koudri viveva con grande sofferenza la mancanza di un impiego stabile. Le due psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia che lo seguivano avrebbero riferito che il lavoro era diventato il suo pensiero dominante, un tema ricorrente durante i colloqui.
L’uomo contattava frequentemente le agenzie interinali a cui aveva inviato il curriculum. In alcuni casi telefonava più volte nello stesso giorno per chiedere aggiornamenti sulle candidature. Quando riceveva risposte negative, reagiva con rabbia e sosteneva di essere penalizzato perché straniero. Alcuni residenti della zona raccontano di averlo sentito discutere animatamente al telefono mentre camminava per strada.
L’ultimo impiego risaliva a circa un anno e mezzo fa, quando aveva lavorato come magazziniere alla Datasensig. Il titolare dell’azienda lo avrebbe descritto come una persona molto chiusa, con difficoltà a relazionarsi con gli altri colleghi.
Le specialiste che lo avevano in cura non avevano segnalato comportamenti violenti o aggressivi. I farmaci, secondo quanto riferito, stavano producendo qualche miglioramento sul piano clinico. Nonostante questo, il tema dell’occupazione continuava a occupare gran parte dei suoi pensieri e delle sue preoccupazioni quotidiane.
Gli investigatori stanno valutando anche il peso della storia familiare di El Koudri. Suo padre, laureato in letteratura, aveva vissuto anni di difficoltà professionali dopo il trasferimento in Italia. Dopo un periodo trascorso nella Bergamasca senza trovare un lavoro adeguato agli studi, era rientrato in Marocco per poi tornare nuovamente in Emilia, a Ravarino, dove aveva lavorato come metalmeccanico.
Secondo gli analisti della polizia, quella lunga esperienza di aspettative deluse e precarietà potrebbe avere inciso anche sul figlio, alimentando nel tempo un senso di esclusione sempre più marcato.
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