Trump minaccia nuovi attacchi all'Iran, Teheran prepara pedaggi nello Stretto di Hormuz

Trump valuta nuovi raid contro l’Iran dopo lo stallo sul nucleare, mentre Teheran prepara pedaggi nello Stretto di Hormuz. Sul tavolo anche un possibile intervento militare Usa per recuperare uranio arricchito custodito nei siti colpiti.

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Donald Trump torna ad alzare la pressione sull’Iran dopo il viaggio in Cina e il confronto con Xi Jinping. Secondo quanto riportato dal New York Times, la Casa Bianca starebbe valutando nuove operazioni militari contro Teheran già nei prossimi giorni. Alla base della tensione c’è il fallimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano e sulla gestione dello Stretto di Hormuz.

Durante un’intervista telefonica concessa all’emittente francese BFMTV, il presidente americano ha avvertito che l’Iran potrebbe affrontare “un periodo molto difficile” se non verrà raggiunto rapidamente un accordo. Poco dopo, Trump ha pubblicato sul social Truth un messaggio accompagnato da un’immagine dal tono minaccioso con la frase “La calma prima della tempesta”.

Washington continua a considerare inaccettabile la posizione iraniana sul nucleare. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche un’azione mirata per recuperare circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, materiale ritenuto decisivo per la produzione di armi atomiche. Secondo Trump, quel materiale si troverebbe all’interno di un sito sotterraneo già colpito dai bombardamenti americani del giugno 2025.

Un’eventuale operazione richiederebbe il coinvolgimento diretto di truppe sul terreno. In Medio Oriente, intanto, gli Stati Uniti mantengono già una presenza militare significativa con circa 5.000 Marines e 2.000 uomini dell’82esima divisione aviotrasportata pronti a ricevere ordini.

Dall’altra parte, Teheran non mostra segnali di apertura. I Guardiani della Rivoluzione continuano a puntare sul controllo dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico petrolifero mondiale. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha annunciato l’introduzione di un nuovo sistema di gestione dei transiti marittimi.

Secondo quanto dichiarato dalle autorità iraniane, solo le navi dei Paesi che collaborano con Teheran potranno utilizzare la rotta senza restrizioni particolari. Per altri operatori saranno previsti pedaggi e autorizzazioni specifiche. L’Iran ha inoltre chiarito che la nuova regolamentazione non favorirà i soggetti legati al progetto americano per la sicurezza della navigazione nell’area.

Negli ultimi giorni, Teheran ha garantito il passaggio alle petroliere provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici. Ora, secondo la televisione di Stato iraniana, anche alcuni governi europei avrebbero avviato contatti con la Marina dei Pasdaran per discutere del transito delle proprie navi commerciali.

Dietro le quinte prosegue anche il lavoro diplomatico. Il Pakistan sta cercando di mediare tra le parti attraverso una serie di incontri riservati. Fonti di Islamabad riferiscono che il ministro degli Interni Mohsin Naqvi avrebbe portato avanti colloqui in Iran per ottenere un’intesa su alcuni punti richiesti dagli Stati Uniti, compresa la questione del traffico navale nello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo anche l’Italia segue con attenzione l’evoluzione della crisi. Giorgia Meloni, intervenendo all’Europa Gulf Forum in Grecia, ha ribadito la disponibilità italiana a contribuire alla sicurezza marittima nell’area qualora si rendesse necessario.

Due cacciamine della Marina militare italiana, Rimini e Crotone, sono già partiti dal porto di Augusta diretti verso Gibuti nell’ambito di una missione multinazionale. Le unità sono equipaggiate per individuare e neutralizzare mine navali fino a circa 600 metri di profondità e potranno essere impiegate per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.

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