Trump e Cuba, il Pentagono prepara scenari militari mentre cresce la tensione con l'Avana
Trump valuta opzioni militari contro Cuba dopo il fallimento delle pressioni economiche. Fonti vicine ai colloqui tra Washington e L’Avana parlano di piani del Pentagono che includono raid e possibili invasioni.
L’amministrazione di Donald Trump starebbe prendendo in considerazione un intervento militare contro Cuba dopo mesi di pressioni economiche e diplomatiche che non hanno prodotto i risultati sperati. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti vicini ai colloqui tra Washington e L’Avana, alla Casa Bianca cresce la convinzione che le sanzioni e il blocco delle forniture di carburante non siano bastati a piegare il governo cubano.
Le fonti parlano di un cambio netto nell’approccio degli Stati Uniti. Inizialmente Washington riteneva che la crisi economica e l’isolamento internazionale avrebbero costretto la leadership cubana ad accettare riforme politiche ed economiche. La situazione, però, avrebbe preso una piega diversa. I dirigenti cubani avrebbero resistito più del previsto e questo avrebbe aperto la strada a valutazioni più aggressive.
Secondo quanto trapelato, negli ultimi incontri interni sarebbe emersa con maggiore forza la possibilità di un’azione armata. Tra le ipotesi circolate ci sarebbe anche quella di colpire direttamente figure storiche del regime. Nei giorni scorsi si è diffusa la notizia di possibili incriminazioni negli Stati Uniti nei confronti di Raúl Castro, alimentando voci su un eventuale blitz mirato per catturarlo.
Fonti del Pentagono sostengono che i piani predisposti dal Southern Command americano vadano ben oltre un’operazione limitata. Gli scenari studiati comprenderebbero raid aerei dimostrativi, azioni contro obiettivi strategici e persino un’invasione terrestre dell’isola caraibica. Dalla Casa Bianca precisano però che non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva e che il compito dei militari resta quello di offrire opzioni operative al presidente.
Negli ambienti governativi statunitensi viene escluso un coinvolgimento diretto degli esuli cubani in eventuali operazioni armate. Secondo le indiscrezioni, Washington non avrebbe intenzione di ripetere dinamiche simili a quelle del fallito sbarco della Baia dei Porci del 1961.
La tensione è aumentata ulteriormente dopo alcune informazioni diffuse dall’intelligence americana secondo cui Cuba avrebbe acquistato centinaia di droni militari. Secondo le valutazioni circolate a Washington, questi velivoli potrebbero essere utilizzati contro la base statunitense di Guantanamo oppure contro obiettivi in Florida, inclusa Key West.
Il governo cubano ha reagito duramente alle indiscrezioni. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha accusato gli Stati Uniti di alimentare una pericolosa escalation e ha definito le minacce militari un rischio per la stabilità internazionale. In un messaggio pubblicato sui social, il leader cubano ha avvertito che un eventuale attacco provocherebbe conseguenze devastanti e un grave spargimento di sangue.
Anche l’ambasciata cubana negli Stati Uniti ha contestato le accuse sui droni, sostenendo che Washington starebbe costruendo pretesti per giustificare un possibile intervento armato. Secondo la diplomazia dell’Avana, la preparazione militare dell’isola sarebbe soltanto una misura difensiva di fronte al rischio di aggressioni esterne.
Cubans told to prepare for US invasion as Trump sends in CIA

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