Salim El Koudri, la famiglia lascia Ravarino dopo l'attacco a Modena e chiede notizie dei feriti
Salim El Koudri ha ferito otto persone nel centro di Modena e la famiglia dice di non aver mai saputo delle cure psichiatriche seguite dal 31enne. I parenti hanno lasciato la casa di Ravarino e si sono chiusi nel silenzio.
La famiglia di Salim El Koudri, il 31enne accusato di aver travolto e ferito otto persone nel centro di Modena, vive ore di profondo sconforto dopo quanto accaduto sabato sera. Secondo quanto riferito dall’avvocato Fausto Giannelli, nominato dai parenti nelle ultime ore, padre, madre e sorella avrebbero compreso immediatamente la gravità dei fatti e sarebbero rimasti sconvolti soprattutto per le condizioni delle persone rimaste coinvolte.
Il legale ha spiegato che i familiari hanno chiesto informazioni sulle vittime ricoverate negli ospedali modenesi, mostrando particolare apprensione per la donna che ha subito l’amputazione delle gambe. La famiglia, ha raccontato Giannelli, sarebbe chiusa nel dolore e starebbe pensando prima di tutto alle condizioni dei feriti.
I genitori del 31enne vivono a Ravarino, nel Modenese, dove Salim abitava insieme a loro. La famiglia si era trasferita in Emilia dalla provincia di Bergamo nei primi anni Duemila. Il padre lavora in un’azienda di Nonantola, mentre la sorella vive ormai da tempo fuori provincia dopo il matrimonio.
Dopo l’attacco avvenuto nel centro cittadino, i vicini hanno raccontato che i genitori si sarebbero allontanati dall’abitazione a bordo di un furgone. Da quel momento non avrebbero più avuto contatti con nessuno. Secondo quanto emerso, i parenti sperano di poter incontrare Salim in carcere appena sarà autorizzato.
La famiglia sostiene di non essere mai stata informata del percorso sanitario seguito dal 31enne. Nel 2022 Salim El Koudri si era rivolto ai servizi comunali segnalando un disagio personale ed era stato indirizzato al centro di salute mentale di Castelfranco Emilia, dove gli erano stati prescritti farmaci e avviate terapie proseguite fino al 2024.
La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ha ricordato che in assenza di condizioni tali da imporre trattamenti sanitari obbligatori, le cure dipendono dalla volontà del paziente. Negli ultimi tempi, secondo il racconto dei familiari riportato dal loro avvocato, il 31enne era diventato sempre più isolato. Passava gran parte del tempo davanti al computer e al cellulare, parlava spesso da solo e si chiudeva in se stesso senza spiegare il motivo del suo disagio.
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