Maldive, trovati i corpi dei quattro sub dispersi nella Grotta degli Squali
Cinque sub italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione ad Alimathà. I corpi dei quattro dispersi sono stati trovati a 60 metri nella Grotta degli Squali, mentre le indagini puntano sulle forti correnti legate ai monsoni.
I corpi dei quattro subacquei italiani dispersi dopo il tragico incidente avvenuto il 14 maggio alle Maldive sono stati individuati nella Grotta degli Squali, sull’isola di Alimathà nell’atollo di Vaavu. A localizzarli è stato un gruppo di sommozzatori finlandesi inviato dal Divers Alert Network Europe. I cadaveri si trovavano a circa 60 metri di profondità.
Il recupero verrà effettuato nei prossimi giorni e potrà aiutare gli investigatori a chiarire cosa sia accaduto durante l’immersione costata la vita a cinque italiani. Gli accertamenti si concentreranno anche sui computer subacquei indossati dalle vittime, strumenti che registrano profondità, tempi di permanenza e movimenti effettuati sott’acqua.
Tra le ipotesi al vaglio c’è quella delle correnti sottomarine improvvise, considerate particolarmente insidiose in questo periodo dell’anno nell’Oceano Indiano settentrionale. Da maggio a ottobre le Maldive entrano infatti nella stagione del monsone di sud-ovest, chiamato localmente Hulhangu Moosun, che porta mare agitato, piogge e correnti molto più forti rispetto ai mesi invernali.
Secondo gli esperti, la conformazione degli atolli maldiviani può rendere il mare estremamente imprevedibile. Quando le correnti oceaniche incontrano i fondali bassi intorno alle isole rallentano bruscamente, creando movimenti verticali dell’acqua che possono trascinare i sub verso il basso o spingerli rapidamente verso l’alto.
Un ruolo decisivo potrebbe averlo avuto anche la presenza dei kandu, stretti canali tra un atollo e l’altro dove le correnti si comprimono aumentando velocità e forza. In questi punti si possono creare vortici violenti, definiti dai subacquei “lavatrice”, con spostamenti improvvisi capaci di disorientare anche persone esperte.
Le condizioni del mare erano rese ancora più difficili dalle maree di sizigia, legate alla fase di luna nuova. Il giorno della tragedia cadeva infatti a due giorni dal novilunio, una situazione che amplifica il movimento dell’acqua tra oceano aperto e lagune interne degli atolli. Negli stessi giorni il servizio meteorologico delle Maldive aveva diffuso un’allerta gialla per maltempo e mare mosso.
Secondo Pasquale Longobardi, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica, i sub potrebbero essere stati trascinati verso l’ingresso della grotta da correnti molto forti. L’effetto Venturi avrebbe generato una differenza di pressione capace di spingerli all’interno del cunicolo sommerso a forma di “S”. Una volta intrappolati, i sub non sarebbero riusciti a tornare indietro prima di terminare l’aria nelle bombole.
Gli investigatori dovranno ora stabilire se la combinazione tra condizioni meteo, correnti e conformazione della grotta abbia provocato la tragedia. Gli elementi raccolti durante il recupero dei corpi saranno determinanti per ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione.
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