Salim El Koudri in carcere a Modena, chiesta una perizia psichiatrica dopo l'investimento di sette persone
Salim El Koudri ha raccontato al suo avvocato di essere uscito con un coltello sapendo che sarebbe morto. L’uomo, arrestato dopo aver investito sette persone a Modena, appare confuso e incapace di spiegare il gesto.
«Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo». È questa la frase pronunciata da Salim El Koudri durante l’incontro con il suo legale Fausto Gianelli nel carcere di Modena, dove il 31enne marocchino è detenuto dopo aver investito con l’auto sette passanti lungo la via Emilia nel pomeriggio di sabato.
L’avvocato ha descritto il proprio assistito come una persona «non lucida», incapace di ricostruire quanto accaduto. Secondo Gianelli, El Koudri comunica quasi esclusivamente con cenni del capo o risposte brevi e non riesce a spiegare le ragioni dell’accaduto. Per questo motivo la difesa presenterà una richiesta di perizia psichiatrica.
Il 31enne è accusato di strage e lesioni aggravate. Gli investigatori continuano a lavorare sul suo profilo personale e sulle sue condizioni mentali, mentre la Procura di Modena mantiene il coordinamento dell’inchiesta.
Gli accertamenti svolti finora non avrebbero fatto emergere elementi legati al terrorismo. Il nucleo antiterrorismo della Procura distrettuale di Bologna resta comunque in contatto con i magistrati modenesi e con la Digos, che continua a monitorare la vicenda.
Il legale ha inoltre escluso collegamenti con il fondamentalismo islamico. «Non è praticante e non segue la religione», ha spiegato Gianelli, aggiungendo che in carcere El Koudri avrebbe chiesto una Bibbia quando gli è stato domandato se desiderasse leggere un libro.
Nelle ultime ore sono emerse anche alcune mail inviate all’Università di Modena tra il 2021 e il 2022. In uno dei messaggi il giovane chiedeva con insistenza un lavoro d’ufficio in città, mentre in una comunicazione successiva aveva scritto frasi offensive contro i «cristiani», salvo poi inviare poco dopo delle scuse.
In un’altra mail spedita nel febbraio 2022, El Koudri raccontava invece le proprie difficoltà personali e lavorative. «Non riesco a trovare un impiego coerente con i miei studi», scriveva, spiegando di vivere ancora con i genitori e di sentirsi isolato.
L’avvocato invita però a non trarre conclusioni affrettate dal materiale recuperato. Secondo Gianelli sarà necessario eseguire una verifica tecnica completa sui dispositivi elettronici sequestrati per chiarire il contenuto delle comunicazioni e il contesto in cui erano state scritte.
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