Michele Placido, il dolore per Federica Vincenti e il ricordo del bacio a una suora
Michele Placido racconta l’infanzia in collegio e la fine del rapporto con Federica Vincenti dopo anni insieme. L’attore ripercorre fede, carriera, famiglia e politica, tra ricordi personali e giudizi senza filtri.
A ottant’anni, Michele Placido continua a parlare della sua vita senza filtri. In un’intervista ripercorre gli anni dell’infanzia, il rapporto con la religione, l’ingresso in polizia, il successo nel cinema e le storie d’amore che hanno segnato il suo percorso personale.
Da bambino viveva in Ciociaria ed era profondamente attratto dalla fede. L’attore racconta di aver desiderato perfino di diventare santo, affascinato dalle storie di uno zio missionario tornato dal Paraguay e dalle figure religiose che conosceva attraverso i racconti di famiglia. A nove anni entrò nel collegio dei padri redentoristi di Scifelli, dove trascorse mesi scanditi da messe in latino e rigida disciplina.
In quel periodo ci fu anche un episodio rimasto impresso nella sua memoria. Durante una notte di Natale si allontanò con suor Antonietta per mangiare alcuni dolci inviati dai genitori. Tra i due ci furono abbracci e qualche bacio, senza ulteriori conseguenze. Placido aveva appena dieci anni.
L’esperienza nel collegio terminò poco dopo. Una notte entrò nella cappella e prese alcune ostie consacrate dal tabernacolo. Fu scoperto dal responsabile della camerata e venne espulso.
A scuola, racconta, non era uno studente brillante. Si definisce “iperattivo” e poco incline allo studio, ma il teatro iniziò presto a entrare nella sua vita grazie al fratello, appassionato di Shakespeare. Ancora adolescente si mise a recitare un monologo dell’Amleto nella piazza di Ascoli Satriano, attirando le prese in giro dei coetanei.
Il padre, geometra e con una famiglia numerosa da mantenere, lo spinse verso la carriera in polizia. A diciotto anni Placido arrivò così nella caserma di Castro Pretorio a Roma. Fu lì che un ufficiale, dopo averlo sentito recitare alcuni brani di Pirandello, intuì il suo talento e lo incoraggiò a tentare la strada della recitazione.
Da quel momento iniziò il percorso che lo portò all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico e poi al cinema. Negli anni lavorò con registi come Bellocchio e Strehler, fino al successo televisivo de La Piovra, serie che raggiunse ascolti enormi soprattutto dopo la morte del commissario Cattani.
Placido parla anche della sua famiglia e delle relazioni sentimentali. Dalla prima moglie Simonetta Stefanelli ha avuto la figlia Violante, oggi attrice. In totale ha cinque figli: Violante, Brenno, Michelangelo, Inigo e Gabriele.
Il rapporto più lungo è stato quello con Federica Vincenti, sposata quando lui aveva 55 anni e lei 19. L’attore ammette che la differenza d’età, col tempo, ha pesato sul loro legame. A segnare profondamente la coppia fu anche un aborto terapeutico affrontato dopo una grave diagnosi durante la gravidanza.
Oggi i due vivono separati, ma continuano a collaborare professionalmente. Placido racconta di essere ancora molto legato a Federica e confessa di inviarle fiori ogni giorno. “È stata la donna della mia vita”, dice parlando della fine del loro amore.
Nel corso dell’intervista al Corriere della Sera affronta anche la politica. Racconta di essere stato vicino alla destra da ragazzo, prima di avvicinarsi alla sinistra e al socialismo durante gli anni romani. Su Giorgia Meloni dice di aver avuto una buona impressione fin dal loro primo incontro, quando l’attuale premier aveva ancora un consenso limitato.
Placido sostiene di apprezzarne il carattere concreto e ricorda anche una discussione accesa avuta recentemente durante una cena con intellettuali del teatro, dopo aver espresso parole favorevoli nei confronti della presidente del Consiglio. Più critico invece il giudizio su Elly Schlein, definita “un po’ fuffa”, mentre su Giuseppe Conte riconosce una personalità che sente vicina alle sue origini pugliesi.
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