Bambino costretto a lavorare nella stalla e picchiato con la cintura, padre arrestato nel Trevigiano
Un bambino di 11 anni nel Trevigiano ha raccontato a scuola anni di botte e lavori forzati nella stalla. La denuncia è partita dopo una domanda sulla festa del papà e ha portato all’arresto del padre.
Per anni sarebbe stato costretto a svegliarsi prima dell’alba per lavorare nella stalla di famiglia e punito con violenza per qualsiasi errore. La vittima è un ragazzino del Montebellunese, oggi quasi tredicenne, che ha trovato il coraggio di raccontare tutto a scuola. I genitori, entrambi cinquantenni, sono finiti a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
La vicenda è emersa il 19 marzo 2025, durante una conversazione con l’insegnante di sostegno della scuola media frequentata dal ragazzo. Alla domanda su come avrebbe festeggiato la festa del papà, il giovane è scoppiato a piangere e ha confidato che il padre lo picchiava continuamente.
La docente ha immediatamente informato la dirigente scolastica, che ha presentato una segnalazione alle autorità. I carabinieri di Montebelluna, coordinati dal sostituto procuratore Davide Romanelli, hanno ascoltato il ragazzo in forma protetta direttamente nell’istituto scolastico.
Durante il colloquio, il minorenne ha descritto una quotidianità fatta di paura e fatica. Ha raccontato di essere obbligato a lavorare nella stalla prima delle lezioni e subito dopo il rientro da scuola, senza avere il tempo di svolgere i compiti. Secondo il suo racconto, il padre lo colpiva usando una cintura come una frusta, mentre anche i fratelli avrebbero partecipato alle aggressioni.
In un primo momento gli investigatori hanno cercato ulteriori riscontri. La famiglia era conosciuta nella zona e gli altri figli non avevano mai manifestato segnali evidenti di disagio. Alcuni episodi, però, avevano già attirato l’attenzione. Poche settimane prima il ragazzo si era presentato a scuola con una ferita profonda sulla guancia, fornendo versioni diverse sull’accaduto.
A metà aprile i carabinieri hanno installato dispositivi audio e video all’interno dell’abitazione, tra cucina e soggiorno. Le registrazioni avrebbero confermato le violenze denunciate dal ragazzino. Nelle intercettazioni sarebbero stati documentati pestaggi provocati anche da motivi banali, come un ordine non eseguito o il tono della voce troppo alto.
Secondo gli investigatori, anche la madre avrebbe assistito ai maltrattamenti senza intervenire per proteggere il figlio. Le immagini raccolte dagli inquirenti avrebbero inoltre mostrato episodi di aggressione compiuti dai fratelli.
La situazione è precipitata ai primi di maggio, quando il ragazzo avrebbe subito un’aggressione particolarmente violenta. A quel punto i carabinieri sono intervenuti arrestando il padre. Dopo il blitz, il minorenne è stato trasferito in una struttura protetta.
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