Tragedia alle Maldive, chi sono i cinque sub italiani morti durante un'immersione nell'atollo di Vaavu
Cinque italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione nell’atollo di Vaavu. Tra le vittime anche Monica Montefalcone, ricercatrice dell’Università di Genova. Le indagini puntano su un possibile problema legato alle bombole.
Cinque cittadini italiani hanno perso la vita alle Maldive durante un’immersione subacquea nell’atollo di Vaavu. Il gruppo stava esplorando alcune grotte sottomarine a circa 50 metri di profondità quando si è verificato l’incidente. Le vittime provenivano da Genova, Poirino, Milano e Padova.
Tra i morti c’è anche Monica Montefalcone, 51 anni, ricercatrice del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova. La notizia è stata confermata mentre le autorità locali continuano le operazioni di recupero in mare.
Secondo quanto riferito dai media delle Maldive, inizialmente era stato comunicato che tutti i corpi fossero stati recuperati. In seguito, però, le autorità hanno corretto l’informazione spiegando che durante le ricerche ci sarebbe stato un errore di comunicazione. Al momento sarebbe stato recuperato un solo corpo.
L’ipotesi presa in considerazione riguarda una possibile iperossia, cioè una tossicità causata da concentrazioni troppo elevate di ossigeno respirato durante l’immersione. Claudio Micheletto, direttore della Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona ed ex presidente dell’Aipo, ha spiegato che in questi casi possono comparire vertigini, disorientamento e alterazioni dello stato di coscienza che impediscono ai sub di tornare in superficie.
Lo specialista ha chiarito che l’eccesso di ossigeno può provocare danni neurologici e respiratori molto gravi, con infiammazioni acute ai polmoni e conseguenze sul sistema nervoso centrale. Micheletto ritiene significativo il fatto che cinque persone siano morte durante la stessa immersione, elemento che farebbe pensare più a un problema legato alla miscela respirata che alla profondità raggiunta.
Gli investigatori stanno verificando anche il funzionamento delle bombole e delle attrezzature utilizzate dal gruppo. Secondo il medico, eventuali anomalie nelle miscele di gas non sarebbero facilmente individuabili dai subacquei durante l’immersione, perché i controlli spettano a chi prepara e gestisce l’equipaggiamento tecnico.
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