Obesità infantile in Italia, l'allarme degli esperti sui rischi prima dei 30 anni

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L’obesità giovanile cresce anche in Italia e gli esperti lanciano l’allarme sui rischi prima dei 30 anni. Uno studio seguito dalla Società Italiana dell’Obesità collega il sovrappeso precoce a malattie croniche e morti anticipate.

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Obesità infantile in Italia, l'allarme degli esperti sui rischi prima dei 30 anni
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L’obesità tra bambini e giovani continua ad aumentare e per i medici rappresenta una delle emergenze sanitarie più serie del Paese. Durante l’European Congress on Obesity di Istanbul, la Società Italiana dell’Obesità ha richiamato l’attenzione sugli effetti del sovrappeso in età precoce, spiegando che le conseguenze possono diventare irreversibili già prima dei 30 anni.

Al centro del dibattito c’è uno studio realizzato dall’università di Lund, in Svezia, basato sull’analisi di dati clinici raccolti per decenni su oltre 600mila persone. La ricerca mostra che chi sviluppa obesità in giovane età ha un rischio molto più alto di andare incontro a patologie croniche e a un aumento dei decessi prematuri fino al 70%.

Secondo Silvio Buscemi, presidente della SIO e docente di Nutrizione clinica all’università di Palermo, il grasso viscerale accumulato nei primi anni della vita altera profondamente il metabolismo e il sistema cardiovascolare. Tra le conseguenze più frequenti figurano diabete di tipo 2, ipertensione e disturbi cardiaci che possono comparire con largo anticipo rispetto al passato.

Gli specialisti parlano di una soglia biologica critica attorno ai 30 anni. Intervenire prima di quell’età viene considerato decisivo per ridurre i danni legati all’eccesso di peso e prevenire una riduzione dell’aspettativa di vita nelle nuove generazioni.

I dati italiani restano particolarmente preoccupanti nella fascia tra i 7 e i 9 anni. Le stime riportate dalla SIO indicano che tra il 10% e il 17% dei bambini soffre di obesità, mentre una quota compresa tra il 20% e il 39% risulta in sovrappeso. In Italia ci sarebbero inoltre oltre 100mila minori con forme di obesità grave.

Le percentuali più elevate si registrano soprattutto nel Mezzogiorno, dove il fenomeno appare più diffuso rispetto alle regioni del Nord. Secondo gli esperti, tra le cause principali ci sono la sedentarietà, le abitudini alimentari scorrette e la mancanza di educazione motoria e nutrizionale.

Durante il congresso è stato presentato anche il progetto Sio-Step, un programma sperimentale che coinvolgerà 40 scuole primarie italiane. L’iniziativa punta a verificare nel tempo l’efficacia di nuove strategie contro l’obesità infantile.

Il progetto si basa su tre linee operative. La prima riguarda attività fisica ed educazione alimentare direttamente nelle scuole, con programmi strutturati per gli studenti. La seconda prevede corsi specifici per insegnanti, chiamati a promuovere abitudini sane tra i ragazzi.

Il terzo intervento coinvolge le famiglie. L’obiettivo è aiutare i genitori nella gestione quotidiana dei figli, contrastando isolamento sociale, sedentarietà e comportamenti alimentari sbagliati che spesso accompagnano il sovrappeso.

I risultati del progetto saranno monitorati per due anni attraverso la raccolta di dati clinici e comportamentali. La Società Italiana dell’Obesità punta così a costruire un modello di prevenzione capace di intervenire prima che il problema diventi cronico.

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