Davide Cavallo accoltellato a Milano, la lettera prima del processo per l'aggressione in corso Como
Davide Simone Cavallo ha perso l’uso delle gambe dopo un’aggressione a Milano per una rapina da 50 euro. A sei mesi dall’accoltellamento racconta dolore, cure e voglia di vivere.
Davide Simone Cavallo ha 22 anni, studia Economia dell’Arte alla Bocconi e il 12 ottobre 2025 è stato rapinato, picchiato e accoltellato vicino a corso Como, a Milano. Da quella notte ha perso l’uso delle gambe e affronta le conseguenze di una lesione midollare causata dall’aggressione.
A pochi giorni dall’udienza fissata per il 20 maggio, il giovane ha scelto di raccontare pubblicamente cosa è accaduto dopo il risveglio in ospedale. Nella sua lettera descrive la terapia intensiva, i tubi nel petto, i farmaci, la paura, l’assenza di ricordi e la domanda che continua a tornare: perché non sento più le gambe?
Prima dell’aggressione, Davide racconta una vita piena di movimento. Ha praticato ginnastica artistica per otto anni, basket per sei, danza e altri sport. Amava correre, saltare, ballare, viaggiare e scoprire posti nuovi. Oggi ogni gesto richiede fatica, concentrazione e mesi di riabilitazione.
Le sue giornate sono scandite da terapie, punture, medicazioni, spasmi, dolori, infezioni e controlli. Spiega che una lesione midollare non significa solo non camminare, ma anche perdere sensibilità, convivere con problemi neurologici e dover reimparare movimenti che prima erano automatici.
Davide parla anche dei cinque ragazzi coinvolti nell’aggressione. Dice di non provare odio, pur sapendo quanto sarebbe comprensibile. Racconta di aver provato dispiacere quando ha saputo la loro età, perché anche loro sono molto giovani, ma ricorda che quella sera lo era anche lui.
Il dolore più grande, scrive, riguarda ciò che è stato fatto alla sua famiglia. I genitori, il fratello, i nonni e gli amici hanno vissuto mesi di paura, viaggi in ospedale, pianti e impotenza. Davide sa che sarebbe potuto morire per pochi centimetri e che i suoi cari avrebbero potuto perdere un figlio, un fratello, un amico.
Nella lettera non cerca vendetta. Chiede però di guardare in faccia le conseguenze di quella violenza. Dice che non gli interessa solo chi abbia sferrato la coltellata, perché dal momento in cui è iniziato il pestaggio nessuno stava più proteggendo la sua vita.
Oggi Davide continua la riabilitazione e prova a recuperare il più possibile. Ringrazia medici, infermieri, fisioterapisti, operatori sanitari, chi ha chiamato i soccorsi e le persone che gli sono rimaste accanto. Dice di non voler mettere da parte i sogni a 22 anni e di voler vivere, amare, studiare, muoversi ancora nel modo in cui il suo corpo gli permetterà di farlo.
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