Uno bianca, Alberto Savi torna in semilibertà dopo la sospensione per un test contestato
Alberto Savi è tornato in semilibertà dopo la sospensione del beneficio per un test risultato errato. Il componente della banda della Uno bianca lavora da anni in una cooperativa di Padova e rientra in carcere ogni sera.
Alberto Savi, uno dei componenti della banda della Uno bianca, si trova da tempo in regime di semilibertà. La notizia emerge mentre continuano le discussioni legate all’intervista televisiva concessa da Roberto Savi, considerato il capo del gruppo criminale che tra gli anni Ottanta e Novanta seminò terrore in Emilia-Romagna e in altre zone d’Italia.
Condannato all’ergastolo insieme ai fratelli Roberto e Fabio, Alberto Savi ha oggi 60 anni ed è detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova. Il suo percorso detentivo ha seguito una strada diversa rispetto a quella degli altri due fratelli, rimasti in carcere senza interruzioni dal momento dell’arresto avvenuto nel 1994.
Già dal 2017 il detenuto aveva ottenuto permessi per uscire dal penitenziario, una decisione che all’epoca provocò forti proteste da parte dei familiari delle vittime della banda. Nel frattempo era iniziato anche un percorso di reinserimento lavorativo.
Secondo quanto emerso, Alberto Savi lavora in una cooperativa sociale di Padova fondata da ex detenuti diventati imprenditori. Svolge mansioni d’ufficio e ogni giorno lascia il carcere per recarsi al lavoro, facendo ritorno in cella la sera. Nell’ambiente lavorativo sarebbe considerato affidabile e apprezzato dai colleghi.
Negli ultimi mesi la misura della semilibertà era stata sospesa dopo un controllo che lo avrebbe indicato positivo ad alcol o sostanze stupefacenti. In seguito, però, gli accertamenti sono stati contestati e ritenuti non corretti. Dopo la verifica degli esami, Alberto Savi è stato riammesso al beneficio.
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