Hantavirus e nave da crociera a Tenerife, gli esperti rassicurano sul rischio pandemia
L’hantavirus torna al centro dell’attenzione dopo il caso della crociera a Tenerife, ma gli esperti escludono il rischio di una pandemia simile al Covid. In Italia i quattro passeggeri monitorati non presentano sintomi.
L’hantavirus non rappresenta una nuova emergenza sanitaria globale paragonabile al Covid. A chiarirlo sono gli esperti italiani intervenuti dopo il caso emerso su una nave da crociera collegata a Tenerife, dove sono sbarcati anche alcuni passeggeri italiani entrati nei protocolli di sorveglianza sanitaria.
Maria Rosaria Campitiello, responsabile del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute, ha spiegato che il virus presenta caratteristiche molto diverse rispetto al coronavirus. Pur essendo più pericoloso sul piano della letalità, l’hantavirus ha una capacità di diffusione molto più limitata. La trasmissione avviene soprattutto attraverso il contatto con saliva, urine o feci di roditori infetti, mentre il contagio tra persone resta raro e legato a situazioni particolari.
Secondo Campitiello, i quattro italiani presenti sul volo KLM dove viaggiava la donna risultata positiva e poi morta non avrebbero avuto contatti ravvicinati tali da far pensare a un rischio concreto. Inoltre, al momento nessuno di loro presenta sintomi riconducibili all’infezione.
Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha invitato a evitare allarmismi. In un messaggio pubblicato sui social ha precisato che il rischio per i passeggeri monitorati è estremamente basso, perché il contatto con la persona infetta sarebbe stato minimo. Ha inoltre ricordato che gli studi più recenti indicano come la trasmissione non avvenga nella fase asintomatica, elemento considerato rassicurante dagli specialisti.
Bassetti ha però sottolineato che l’hantavirus richiede attenzione per via del lungo periodo di incubazione, che può arrivare fino a due mesi. Per questo motivo le autorità sanitarie continueranno il monitoraggio nelle prossime settimane e stanno predisponendo test specifici nei principali ospedali italiani.
Il virus coinvolto appartiene alla variante andina dell’hantavirus, già presente da anni in alcune zone di Argentina e Cile. Alcuni ceppi sudamericani hanno mostrato limitate possibilità di contagio interumano, ma quasi sempre in presenza di contatti stretti e prolungati.
Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano, ha ribadito che la scelta del ministero della Salute di attivare misure precauzionali per i passeggeri transitati sul volo internazionale rappresenta una normale procedura di sicurezza sanitaria. Secondo l’esperto, il fatto che i controlli siano partiti immediatamente dimostra che i sistemi di sorveglianza funzionano correttamente.
Pregliasco ha ricordato che gli hantavirus sono conosciuti da decenni e che il loro legame principale resta quello con i roditori selvatici. Ha aggiunto che in Italia non esiste una circolazione diffusa del ceppo coinvolto nel caso sudamericano e che il sistema sanitario dispone oggi di strumenti diagnostici e capacità di risposta molto più avanzati rispetto al passato.
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