Hantavirus, gli esperti chiedono più prevenzione dopo il focolaio sulla nave da crociera

L’hantavirus torna al centro dell’attenzione dopo un focolaio su una nave da crociera con 147 persone coinvolte. Gli infettivologi chiedono più controlli sanitari e collaborazione internazionale per evitare nuovi rischi.

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L’individuazione di un focolaio di hantavirus a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio ha riacceso il confronto sulla capacità dei sistemi sanitari di affrontare eventuali nuove emergenze infettive. Al momento non esiste un allarme pandemico, ma il caso ha riportato sotto i riflettori il tema della prevenzione e della cooperazione internazionale.

L’infettivologo Matteo Bassetti ha criticato la scelta dell’Italia di non aderire all’accordo pandemico globale promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità. In un messaggio pubblicato sui social, il direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova ha chiesto al governo di spiegare le ragioni di quella posizione, definendola inadatta in una fase in cui il coordinamento tra Paesi viene considerato decisivo per affrontare eventuali crisi sanitarie future.

Bassetti ha inoltre ricordato un’epidemia di hantavirus Andes registrata in Argentina nel 2018 e descritta sul New England Journal of Medicine. In quel caso il contagio, partito da tre soggetti definiti “super diffusori”, raggiunse complessivamente 27 persone nell’arco di quattro mesi. Secondo l’infettivologo, prendendo come riferimento gli otto casi emersi nell’attuale focolaio e applicando un modello preliminare, potrebbero verificarsi decine di ulteriori contagi.

Lo specialista ha comunque precisato che il virus si trasmette solo attraverso contatti ravvicinati e tramite le goccioline respiratorie, elemento che ridurrebbe il rischio di una diffusione ampia e incontrollata.

Anche Massimo Galli, già professore dell’Università degli Studi di Milano, è intervenuto sulla vicenda. L’infettivologo ha ricordato che nel 2025 l’amministrazione Trump ha interrotto i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases, rete impegnata nello studio dei virus con potenziale pandemico trasmissibili dagli animali all’uomo. Tra i progetti sospesi figurava anche una ricerca sul passaggio degli hantavirus dai roditori all’essere umano.

Galli ha ribadito che, allo stato attuale, non esistono farmaci con efficacia confermata contro il virus Andes, anche se sono in corso studi su anticorpi monoclonali e su un possibile vaccino preventivo. Secondo lo specialista, le persone presenti sulla nave dovrebbero essere sottoposte a controlli di laboratorio e a misure di profilassi prima del rientro nelle normali attività quotidiane.

L’infettivologo ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà dell’Oms, aggravate dall’uscita degli Stati Uniti dall’organizzazione, sostenendo che le lacune nella sorveglianza sanitaria internazionale potrebbero avere conseguenze pesanti, come già accaduto durante la pandemia di Covid-19.

Di tono diverso l’intervento di Francesco Vaia, già direttore sanitario dello Spallanzani di Roma ed ex responsabile della Prevenzione al ministero della Salute. In un messaggio pubblicato su Instagram, Vaia ha escluso che l’hantavirus possa trasformarsi in una nuova pandemia e ha invitato a evitare allarmismi.

Secondo Vaia, l’esperienza del Covid non avrebbe insegnato abbastanza sul piano della comunicazione pubblica. L’ex direttore dello Spallanzani ha criticato l’eccessiva esposizione mediatica di opinionisti e personaggi televisivi privi di competenze scientifiche, chiedendo maggiore prudenza nel trattare temi sanitari delicati e invitando televisioni e talk show a selezionare con attenzione gli ospiti chiamati a parlare di salute pubblica.

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