Alberto Stasi e il caso Garlasco, possibile risarcimento oltre 6 milioni dopo la riapertura delle indagini
Alberto Stasi torna al centro del caso Garlasco dopo la riapertura delle indagini su Andrea Sempio. Se la condanna venisse annullata, lo Stato potrebbe affrontare un risarcimento milionario tra carcere, spese legali e danni morali.
Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, è tornato sotto i riflettori dopo la decisione della Procura di Pavia di approfondire nuovamente la posizione di Andrea Sempio. Una scelta che riapre uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni e rimette indirettamente in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi.
Stasi è stato condannato nel 2015 a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata, dopo un lungo percorso processuale segnato da assoluzioni e successive sentenze ribaltate. Oggi, però, le nuove verifiche investigative potrebbero cambiare nuovamente il quadro, soprattutto alla luce di analisi e strumenti tecnici che all’epoca non erano stati utilizzati o approfonditi.
Se una futura revisione dovesse portare all’annullamento della condanna, per lo Stato italiano si aprirebbe anche un fronte economico enorme. In caso di errore giudiziario riconosciuto dopo una sentenza definitiva, infatti, la legge non prevede limiti massimi al risarcimento.
La cifra ipotizzata potrebbe superare i 6 milioni di euro. Nel calcolo rientrerebbero gli anni trascorsi in carcere, il danno all’immagine personale e professionale, le conseguenze psicologiche e le spese sostenute per quasi due decenni di processi e consulenze legali.
Tra le somme da considerare ci sarebbe anche la restituzione della provvisionale da circa 850 mila euro già riconosciuta alla famiglia Poggi. A pesare sarebbe inoltre la perdita di opportunità lavorative e professionali maturata durante gli anni della vicenda giudiziaria.
La famiglia di Chiara Poggi continua però a difendere la verità sancita dalle sentenze definitive. Attraverso i propri avvocati, i familiari contestano il nuovo indirizzo investigativo e criticano il clima che si è creato attorno alla riapertura del caso.
Secondo i legali dei Poggi, le nuove attività investigative avrebbero generato pressioni mediatiche e un ritorno continuo su una vicenda che, per la Cassazione, risultava già chiusa. I genitori della vittima considerano questa nuova fase un ulteriore peso dopo anni di esposizione pubblica e processi.
Il caso Garlasco si trova ora davanti a un nuovo passaggio delicato. Da una parte ci sono gli approfondimenti scientifici e investigativi avviati dalla Procura, dall’altra resta una condanna definitiva che per anni ha rappresentato il punto fermo della vicenda giudiziaria.
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