Francesco Dolci indagato per il caso Pamela Genini, i video e il mastice aggravano i sospetti

Francesco Dolci resta sotto indagine per la profanazione della tomba di Pamela Genini. I filmati delle telecamere e alcune foto del loculo con tracce di mastice hanno rafforzato i sospetti degli investigatori.

Pamela Genini
Francesco Dolci indagato per il caso Pamela Genini, i video e il mastice aggravano i sospetti

Francesco Dolci continua a dichiararsi estraneo alla profanazione del loculo di Pamela Genini, la donna uccisa nell’ottobre scorso da Gianluca Soncin. Il 41enne sostiene di essere vittima di un complotto e ribadisce che gli investigatori dovrebbero seguire altre piste. Secondo la sua versione, l’ex compagna avrebbe frequentato ambienti pericolosi e qualcuno potrebbe aver agito per vendetta.

Da ieri Dolci è ufficialmente indagato per vilipendio di cadavere. Gli agenti lo hanno fermato in una stazione di servizio e accompagnato in caserma per un interrogatorio durato diverse ore. Anche davanti al pubblico ministero Giancarlo Mancusi ha respinto ogni accusa, spiegando che frequentare il cimitero non costituisce un reato.

Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione soprattutto sui movimenti dell’uomo nei pressi della sepoltura. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso più volte attorno al loculo di Pamela Genini, sia prima sia dopo la scoperta della profanazione. In una registrazione del 18 marzo, quando il cimitero era ancora chiuso per lavori, Dolci compare di notte vicino ai cancelli. Secondo chi indaga, stava controllando che gli interventi nell’area non avessero interessato la tomba.

Nei giorni successivi le immagini lo mostrano ancora davanti alla sepoltura mentre osserva con attenzione alcuni punti specifici del loculo. Anche dopo il trasferimento della salma, posta sotto sequestro, avrebbe continuato a tornare sul posto.

A rafforzare i sospetti ci sono anche alcune fotografie finite agli atti dell’inchiesta. Una, scattata il 7 novembre dallo stesso Dolci, mostra il loculo apparentemente integro. In un angolo, però, compare una sostanza marrone che gli investigatori identificano come il mastice utilizzato per richiudere la bara dopo la violazione. La stessa traccia sarebbe visibile anche in altre due immagini datate 19 novembre e 13 gennaio, mostrate spontaneamente dall’indagato durante gli accertamenti.

Fuori dalla sua abitazione, delimitata dal nastro dei carabinieri durante le perquisizioni, Dolci ha continuato a parlare di un piano contro di lui. «Non so a chi ho pestato i piedi» ha dichiarato, aggiungendo che qualcuno starebbe cercando di “tappargli la bocca”. Nel frattempo i militari stanno cercando la testa sottratta dal cadavere e gli strumenti che sarebbero stati usati nella profanazione, tra cui un flessibile e altro mastice.

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