Meloni replica a Trump sulle basi Usa in Italia, tensioni Nato e timori per il ritiro militare

Giorgia Meloni risponde a Donald Trump da Yerevan dopo le accuse sul mancato sostegno all’Iran, mentre gli Usa valutano il ritiro di truppe dall’Italia. La premier difende gli impegni Nato e avverte sui rischi per la sicurezza europea.

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Meloni replica a Trump sulle basi Usa in Italia, tensioni Nato e timori per il ritiro militare

A Yerevan, durante il vertice della Comunità politica europea, Giorgia Meloni prende posizione contro le accuse arrivate da Donald Trump sul ruolo dell’Italia nello scenario mediorientale. La premier chiarisce che Roma ha sempre rispettato gli impegni presi, soprattutto in ambito Nato, ricordando le missioni svolte negli anni in Afghanistan e Iraq anche quando non c’erano interessi diretti in gioco.

Le dichiarazioni del leader americano, che ha contestato il mancato supporto italiano nella guerra contro l’Iran e ipotizzato una riduzione delle truppe statunitensi nelle basi italiane, hanno acceso un nuovo fronte di tensione. Meloni risponde definendo “non corrette” alcune affermazioni e sottolinea che nessuna richiesta ufficiale di intervento è mai stata avanzata agli alleati attraverso i canali formali dell’Alleanza.

Sul possibile ridimensionamento della presenza militare americana, la presidente del Consiglio mantiene una posizione cauta ma chiara. Riconosce che negli Stati Uniti si discute da tempo di un progressivo disimpegno dall’Europa, motivo per cui ritiene necessario rafforzare la capacità di difesa europea. Pur trattandosi di una decisione che spetta a Washington, Meloni fa sapere che non condividerebbe un’eventuale riduzione delle forze Usa sul territorio italiano.

Il clima si riflette anche nelle parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che nel corso del summit armeno osserva come i Paesi europei abbiano recepito il messaggio arrivato da Washington, ammettendo una certa delusione americana ma anche un cambio di atteggiamento da parte degli alleati.

Nel suo intervento, Meloni invita l’Unione europea a cambiare approccio, passando dalla gestione delle emergenze alla capacità di prevenire le crisi. Collega il tema della sicurezza anche alla gestione dei flussi migratori, sostenendo che ingressi incontrollati possono mettere sotto pressione i sistemi democratici e diventare strumenti di destabilizzazione.

Proprio sul fronte migratorio, insieme al premier britannico Keir Starmer, promuove una dichiarazione condivisa che punta a contrastare l’immigrazione irregolare lungo tutto il percorso, dalla partenza ai rimpatri. Tra le misure indicate figurano il contrasto alle reti di trafficanti, il rafforzamento delle norme e una maggiore cooperazione con i Paesi di origine.

Il vertice diventa anche occasione per coordinare il sostegno all’Ucraina. I leader discutono del prestito europeo da 90 miliardi di euro e del rafforzamento dell’industria della difesa per continuare a supportare Kiev e mantenere la pressione economica su Mosca.

A margine dei lavori, Meloni incontra il primo ministro canadese Mark Carney. I due leader ribadiscono la sintonia sulle priorità del G7, tra sicurezza delle catene di approvvigionamento, contrasto ai traffici illegali e gestione delle crisi internazionali, con particolare attenzione alla stabilità del Golfo e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

La missione della premier prosegue in Azerbaigian, dove a Baku incontra il presidente Ilham Aliyev. Al centro dei colloqui il tema energetico, con l’Italia che considera le forniture di gas e petrolio azere fondamentali per la propria sicurezza energetica, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Meloni evidenzia anche il rafforzamento dei rapporti tra Roma e Baku, destinati a trasformarsi in un coordinamento politico stabile. Aliyev conferma la volontà di aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia, indicando come passaggio necessario l’ampliamento del progetto Tap.

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