Pamela Genini, indagini sul vilipendio della salma e le ricerche sospette di Francesco Dolci

Gli investigatori indagano sulla profanazione del corpo di Pamela Genini, avvenuta poche settimane dopo il funerale. Le analisi fissano il periodo tra fine ottobre e inizio novembre, mentre emergono elementi sulle attività e i contatti di Francesco Dolci.

Pamela Genini
Pamela Genini, indagini sul vilipendio della salma e le ricerche sospette di Francesco Dolci

A oltre un mese dal ritrovamento del corpo decapitato di Pamela Genini, i carabinieri stanno cercando di stabilire con precisione quando sia avvenuta la profanazione. Gli accertamenti del medico legale indicano le prime settimane di novembre, poco dopo la commemorazione dei defunti, come periodo più probabile dello scempio.

Per chiarire la sequenza dei fatti, il Nucleo investigativo di Bergamo insieme ai militari della compagnia di Zogno ha invitato chiunque fosse presente al funerale del 24 ottobre 2025 o abbia visitato il cimitero nei mesi successivi a consegnare immagini o video utili. L’obiettivo è verificare lo stato del loculo provvisorio fino al 23 marzo, giorno della scoperta della salma mutilata.

Al centro delle verifiche resta Francesco Dolci, impresario di 41 anni che aveva avuto un legame con la vittima prima del femminicidio commesso dall’ex compagno Gianluca Soncin. L’uomo non risulta indagato, ma i suoi comportamenti vengono analizzati dai magistrati coordinati dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.

Secondo quanto riferito da Gualtiero Nicolini, rappresentante dell’associazione “Scarpetta Rossa” di Milano e tutor che seguiva Dolci dopo la morte della donna, l’impresario parlava spesso di ricerche effettuate online. Tra gli argomenti citati, senza entrare nei dettagli, emergerebbero questioni tecniche come il peso delle bare o la presenza di pollini sui corpi, elementi che potrebbero avere un ruolo nelle indagini.

Nicolini è stato ascoltato in caserma come persona informata sui fatti e ha raccontato di contatti telefonici frequenti con Dolci, proseguiti anche dopo la scoperta della profanazione. Ha invece ridimensionato il valore del memoriale scritto dall’uomo, ritenendolo privo di elementi utili sia per l’omicidio sia per il vilipendio. Lo stesso testimone ha segnalato che le telefonate si erano interrotte nei giorni immediatamente precedenti al ritrovamento della salma.

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