Garlasco, Andrea Sempio accusato dell'omicidio di Chiara Poggi con sevizie e alibi contestato
Andrea Sempio è accusato di aver ucciso Chiara Poggi senza un motivo valido e con violenza. La Procura di Pavia contesta l’alibi e lo indica come unico responsabile, mentre emergono nuovi elementi su DNA e impronte.
Andrea Sempio torna al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco. La Procura di Pavia lo indica come unico autore del delitto, aggravato da sevizie e futili motivi. Secondo i magistrati, avrebbe colpito la vittima più volte al capo e al volto, infliggendo sofferenze ritenute gratuite e non giustificate da alcuna reale causa.
Per l’indagato si tratta della seconda iscrizione nel registro degli indagati. Negli ultimi mesi ha più volte fatto riferimento al rischio di una condanna all’ergastolo. Gli inquirenti hanno modificato l’ipotesi iniziale di concorso, sostenendo ora che l’omicidio sia stato compiuto da una sola persona. In questa nuova ricostruzione, Sempio risulta l’unico coinvolto, senza riferimenti ad altri possibili complici.
La Procura ha fissato per il 6 maggio un nuovo interrogatorio, dopo una prima convocazione non rispettata. L’uomo, amico del fratello della vittima, dovrà rispondere alle accuse che lo collocano sulla scena del crimine. Il procedimento si muove in una direzione diversa rispetto alle sentenze passate, che avevano portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori compare una traccia genetica rilevata sotto le unghie di Chiara Poggi. Una consulenza tecnica parla di compatibilità con la linea paterna di Sempio, anche se non è possibile stabilire con certezza se si tratti di contatto diretto o di una contaminazione. A questo si aggiunge un’impronta individuata su una scala vicino al luogo del ritrovamento del corpo, attribuita all’aggressore secondo una perizia della Procura, ma contestata dalla difesa.
Gli inquirenti mettono inoltre in dubbio l’alibi fornito dall’indagato. Lo scontrino di un parcheggio a Vigevano, presentato come prova della sua presenza altrove al momento del delitto, non viene ritenuto sufficiente a escludere il suo coinvolgimento. Le indagini proseguono in attesa della chiusura formale e dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
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