Iran chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz agli Usa e offre negoziati sul nucleare

Iran propone a Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz per fermare il conflitto e avviare trattative sul nucleare. La richiesta passa dal Pakistan mentre cresce la pressione economica sul Paese e si muovono gli equilibri con Russia e Usa.

Hormuz
Iran chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz agli Usa e offre negoziati sul nucleare

L’Iran ha avanzato agli Stati Uniti una nuova proposta per uscire dalla crisi in Medio Oriente. Teheran chiede la fine del blocco navale nello Stretto di Hormuz come condizione per interrompere le ostilità e aprire un confronto sul proprio programma nucleare, uno dei punti centrali dell’agenda americana.

La proposta è stata trasmessa attraverso il Pakistan, impegnato come intermediario tra le parti. Si tratta del secondo tentativo in poche ore: una prima offerta, di cui non sono stati resi noti i dettagli, è stata respinta da Washington. Nel nuovo piano compare anche l’ipotesi di imporre un pedaggio alle petroliere in transito, pari a circa 2 milioni, una richiesta che ha già incontrato la contrarietà degli Stati Uniti e dei Paesi della regione, compreso l’Oman.

Nel frattempo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin e il capo della diplomazia Sergei Lavrov. Da parte iraniana si sostiene che gli Stati Uniti non abbiano raggiunto i risultati sperati e che per questo stiano cercando un canale negoziale. Mosca ha ribadito la volontà di favorire una soluzione che riporti stabilità nell’area.

A Washington, il presidente Donald Trump ha riunito i suoi consiglieri per valutare la proposta. Nel fine settimana aveva annullato una missione diplomatica in Pakistan che avrebbe dovuto coinvolgere l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner. Dalla Casa Bianca è arrivato un primo segnale prudente, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha criticato duramente l’idea iraniana di controllare l’accesso allo stretto, definendola inaccettabile per acque internazionali.

Sul tavolo resta il nodo del programma nucleare. L’Iran dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60% e propone una sospensione delle attività per cinque anni, seguita da uno sviluppo limitato a scopi civili. Parte delle scorte verrebbe monitorata a livello internazionale, un’altra trasferita in Russia. Gli Stati Uniti puntano invece allo smantellamento completo e a una rinuncia più lunga nel tempo.

Intanto la pressione economica cresce. Secondo la Casa Bianca, l’Iran perderebbe centinaia di milioni di dollari al giorno a causa delle difficoltà nel commercio petrolifero. Il blocco navale limita le importazioni e mette a rischio la disponibilità di beni essenziali, mentre le rotte alternative via terra e attraverso il Mar Caspio non riescono a compensare le perdite.

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