Madre e figlia morte a Campobasso per ricina, nuovi esami e indagini su chat e campioni biologici
Alice e Antonella Di Vita sono morte a Campobasso per un sospetto avvelenamento da ricina. Gli esami tossicologici hanno confermato la presenza della sostanza, mentre gli investigatori cercano di ricostruire come e dove sia stata ingerita.
Il caso delle due donne morte tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso resta al centro di un’indagine complessa. Le analisi tossicologiche hanno confermato un quadro compatibile con un grave avvelenamento da ricina, sostanza altamente tossica che ha provocato il rapido peggioramento delle condizioni di madre e figlia.
La Procura di Larino ha disposto nuovi accertamenti ritenuti decisivi. Martedì 28 aprile verrà effettuata la copia forense del cellulare di Alice Di Vita, figlia e sorella delle vittime. Gli investigatori esamineranno le conversazioni con i familiari nelle ore precedenti al decesso, in particolare durante i passaggi al pronto soccorso, per chiarire eventuali responsabilità anche sul fronte sanitario, dove risultano indagati cinque medici per omicidio colposo.
Il giorno successivo, a Bari, verranno riesaminati i reperti biologici già raccolti, con particolare attenzione ai campioni utilizzati durante l’autopsia. Le analisi istologiche saranno nuovamente valutate per ottenere dati più precisi e sciogliere i dubbi ancora presenti sulla dinamica dell’intossicazione.
Secondo una prima relazione tecnica, le tracce riconducibili alla sostanza tossica riguarderebbero le due donne, mentre il marito e padre Gianni Di Vita risulterebbe escluso. Tuttavia il dato non è considerato definitivo: il campione a lui riferito sarebbe stato analizzato quando il materiale era già deteriorato, circostanza che riduce l’affidabilità del risultato.
Proprio su questo punto è intervenuto l’Istituto Spallanzani di Roma, precisando che i campioni dell’uomo sono stati conservati secondo protocolli standard, con modalità differenti a seconda delle analisi previste. Allo stato attuale non esiste una conferma scientifica di un suo eventuale avvelenamento.
Le indagini cercano di ricostruire le ultime ore di vita della famiglia. Durante i controlli clinici erano emersi valori anomali, come l’aumento della bilirubina in tutti e tre i componenti. Nonostante questo, solo nelle due donne sono state trovate tracce della sostanza tossica.
Gli investigatori hanno escluso, almeno per ora, il coinvolgimento degli alimenti trovati nell’abitazione, tra cui funghi e vongole. Nessuna traccia di ricina è stata rilevata nei cibi sequestrati, lasciando aperta l’ipotesi che la sostanza possa essere stata ingerita altrove.
La relazione del centro antiveleni di Pavia ha consolidato il quadro accusatorio, indicando in modo chiaro la presenza della tossina. L’inchiesta, aperta per duplice omicidio premeditato contro ignoti, si concentra ora su due aspetti centrali: il modo in cui la ricina è stata somministrata e la sua provenienza.
Proseguono intanto le audizioni di familiari e conoscenti, mentre gli inquirenti valutano tutte le possibili piste, inclusa quella di un approvvigionamento illegale della sostanza. Le verifiche puntano a chiarire ogni passaggio, dalle ultime frequentazioni delle vittime fino alla possibile origine del veleno.
Notizie correlate
Madre e figlia uccise dalla ricina, indagini su veleno e piste online Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte per avvelenamento da ricina, mentre gli investigatori cercano chi abbia introdotto la tossina in casa.
Madre e figlia morte a Campobasso, indagini aperte: dai funghi al possibile avvelenamento Indagini in corso a #Campobasso dopo la morte di madre e figlia, avvenuta poche ore dopo la cena della Vigilia.