Giovanni Vernia, dalla carriera da ingegnere alle notti in discoteca fino al successo in tv e radio
Giovanni Vernia racconta il passaggio dalla carriera da ingegnere alla comicità, nato da una vita frenetica tra lavoro e notti in discoteca. A Milano lavorava senza sosta arrivando a dormire pochi minuti in ufficio pur di reggere i ritmi.
Prima di diventare un volto noto della comicità italiana, Giovanni Vernia conduceva una vita molto diversa. Laureato in ingegneria elettronica, aveva trovato spazio in una società americana di web marketing dove ricopriva il ruolo di country manager. Le sue giornate iniziavano presto, spesso senza aver dormito, dopo notti passate tra locali e piste da ballo milanesi.
Arrivato a Milano da solo, si era immerso completamente nella vita notturna della città. Capitava che andasse direttamente in ufficio dopo una serata in discoteca, concedendosi appena dieci minuti di sonno nei bagni, con la sveglia impostata sul telefono. Un ritmo estremo che lui stesso definisce da “drittone”, sostenuto per lungo tempo.
Da quell’esperienza nasce anche uno dei suoi personaggi più conosciuti, Jonny Groove, costruito su elementi autobiografici. La passione per la musica e le discoteche, coltivata fin da giovane tra Genova e Ibiza, si rifletteva in un alter ego sopra le righe ma radicato nella realtà vissuta. Episodi di confusione e distrazione, racconta, facevano già parte del suo carattere ben prima della notorietà.
La doppia vita tra ufficio e televisione ha creato non pochi problemi. Di giorno rappresentava l’azienda, di notte si esibiva con abiti eccentrici e tormentoni televisivi. La situazione è diventata delicata quando un collega ha scoperto i suoi video online e li ha condivisi con i vertici aziendali. Per un periodo, senza saperlo, è stato persino seguito da investigatori privati incaricati dalla società.
Paradossalmente, la popolarità acquisita in televisione si è rivelata utile anche sul lavoro. Quando si presentava per fissare appuntamenti con dirigenti marketing, bastava essere riconosciuto come il comico di Zelig per ottenere subito attenzione, arrivando a superare gli obiettivi commerciali prefissati.
Dopo circa un anno e mezzo vissuto su due fronti, Vernia ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi completamente allo spettacolo. Un passaggio non privo di errori, come ammette parlando del film “Ti stimo fratello”, in cui aveva scelto di allontanarsi dal personaggio che il pubblico amava di più.
Negli anni successivi è tornato alla ribalta anche grazie al Gialappa Show, dove ha portato nuove imitazioni nate da uno studio attento dei personaggi. Tra queste, quella ispirata a Jannik Sinner, osservato prima come atleta rigoroso e poi reinterpretato in chiave ironica. Il suo metodo resta lo stesso per ogni parodia: analizzare video, interviste e dettagli fino a trovare la chiave comica.
Accanto alla televisione, la radio è diventata un altro punto fermo della sua carriera. Dopo l’esperienza a Radio 2, è approdato a RDS, dove conduce da anni un programma insieme a Petra Loreggian. Un ambiente che considera uno spazio creativo in cui esprimersi con maggiore libertà.
Porta in scena spettacoli teatrali come “Vernia o non Vernia – Sbrilluccicoso Edition”, un racconto che mescola esperienze personali e personaggi. Alla base del suo stile ci sono anche le radici familiari, tra Genova, la Sicilia e la Puglia, dove da bambino osservava e imitava voci e dialetti dei parenti.
Fuori dal palco, mantiene abitudini precise e rituali prima degli spettacoli. Dedica un’ora alla concentrazione, ripassa il copione senza supporti e segue gesti scaramantici legati ai numeri e agli oggetti. Solo dopo sale sul palco, dove ritrova quella leggerezza che ha trasformato una vita frenetica in una carriera nello spettacolo.
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