Chernobyl 1986, cosa accadde al reattore 4 e quali conseguenze oggi nella zona rossa

Chernobyl, il 26 aprile 1986, esplose per errori umani e difetti tecnici durante un test, causando il peggior incidente nucleare. A distanza di 40 anni, la zona resta vietata e la natura ha trasformato l’area in un ecosistema unico.

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Chernobyl 1986, cosa accadde al reattore 4 e quali conseguenze oggi nella zona rossa

Il disastro di Chernobyl avvenne nella notte del 26 aprile 1986 durante un test di sicurezza nel reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina. L’obiettivo era verificare se, in caso di blackout, le turbine potessero continuare a produrre energia per alcuni minuti. Per eseguire la prova, i tecnici disattivarono diversi sistemi automatici di sicurezza, lasciando il reattore in una condizione estremamente vulnerabile.

Il reattore, attivo da circa due anni e appartenente al modello Rbmk, diventò instabile quando la potenza fu ridotta. In quella fase critica, un operatore attivò il pulsante di emergenza AZ-5 per spegnere l’impianto. L’effetto fu opposto a quello previsto: la potenza aumentò improvvisamente a causa della struttura delle barre di controllo, dotate di punte in grafite. Il sistema, invece di raffreddare il nocciolo, provocò un rapido surriscaldamento.

Nel giro di pochi secondi si verificarono due esplosioni. La prima distrusse la struttura di contenimento, già progettata senza adeguate protezioni. La seconda liberò nell’atmosfera una grande quantità di materiale radioattivo, contaminando vaste aree dell’Europa orientale. Tra le sostanze disperse c’erano iodio-131, cesio-137 e stronzio-90, elementi pericolosi che possono restare nell’ambiente per decenni.

Secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’incidente causò circa 50 morti dirette e fino a 4mila casi di tumore legati all’esposizione alle radiazioni. Si tratta dell’evento più grave nella storia del nucleare civile, con conseguenze sanitarie e ambientali che si sono protratte negli anni successivi.

Dopo l’incidente, la centrale fu chiusa e il reattore distrutto venne sigillato in un sarcofago di contenimento. Tra il 2016 e il 2018 è stata completata una nuova struttura protettiva sopra quella originaria. I piani indicano che una bonifica completa dell’area potrà avvenire non prima del 2065.

Nel frattempo, la cosiddetta zona rossa è rimasta vietata alla presenza umana stabile. L’assenza dell’uomo ha favorito il ritorno della fauna selvatica. Oggi l’area ospita animali rari e specie che hanno sviluppato adattamenti alle radiazioni, trasformando quello che era un territorio contaminato in un ambiente studiato da scienziati di tutto il mondo.

L’incidente fu reso pubblico solo il 29 aprile 1986, quando la nube radioattiva era già in movimento sopra l’Europa. Dopo Chernobyl, furono introdotte nuove regole internazionali sulla sicurezza nucleare, con controlli più rigidi e obblighi di comunicazione tra i Paesi.

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