Stretto di Hormuz, perché Usa temono attacchi iraniani ai cavi sottomarini e ai mercati globali
Donald Trump valuta contromisure contro l’Iran mentre cresce il rischio nello Stretto di Hormuz, dove Teheran potrebbe colpire i cavi internet sottomarini. In gioco traffici petroliferi e dati globali con effetti su banche e mercati.
Gli Stati Uniti osservano con crescente preoccupazione le mosse dell’Iran nello Stretto di Hormuz, punto chiave per il commercio energetico mondiale. Con la tregua sempre più instabile, il Pentagono ha predisposto piani operativi per intervenire rapidamente contro eventuali azioni ostili di Teheran, come l’impiego di motoscafi armati o navi in grado di posare mine.
Per Donald Trump, mantenere aperta questa rotta è essenziale. Un blocco del passaggio metterebbe sotto pressione il prezzo del petrolio e potrebbe far risalire l’inflazione, già al centro delle politiche economiche americane.
Oltre al traffico di greggio, però, nei fondali dello stretto corre un’infrastruttura meno visibile ma altrettanto strategica: i cavi sottomarini in fibra ottica che trasportano una parte significativa delle comunicazioni globali. Secondo fonti iraniane, un’interruzione simultanea di queste linee potrebbe isolare digitalmente diversi Paesi del Golfo.
L’ipotesi non riguarda solo internet o i social. I cavi che attraversano la zona gestiscono oltre il 15% del traffico dati mondiale e sostengono operazioni finanziarie quotidiane. Un loro danneggiamento provocherebbe blocchi nei pagamenti bancari, rallentamenti nelle transazioni internazionali e gravi ripercussioni sui centri finanziari, a partire da Dubai.
Le economie del Golfo, come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, hanno investito enormi risorse in tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Questi sistemi dipendono fortemente dalla connettività garantita dai cavi sottomarini, rendendo l’area particolarmente vulnerabile a eventuali sabotaggi.
Riparare un danno simile richiederebbe tempi lunghi e operazioni complesse. Le navi specializzate dovrebbero lavorare in acque potenzialmente minate, rallentando ogni intervento. Anche se la rete globale è progettata per deviare il traffico in caso di guasti, un’interruzione prolungata nella regione provocherebbe comunque effetti pesanti sui mercati internazionali.
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