Trump rompe con la Nato e prepara l'intervento Usa nello Stretto di Hormuz

Donald Trump rompe con la Nato e annuncia un’azione autonoma nello Stretto di Hormuz per sbloccare il traffico petrolifero fermato dall’Iran, mentre una nave con 2200 marines è già in rotta verso il Medio Oriente.

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Donald Trump cambia linea e decide di procedere senza alleati per affrontare la crisi nello Stretto di Hormuz, dove il blocco imposto dall’Iran ha rallentato il passaggio delle petroliere e spinto in alto i prezzi del greggio. Il presidente americano accusa i partner della Nato di non voler partecipare e rivendica la capacità degli Stati Uniti di agire in autonomia.

La proposta iniziale di una coalizione internazionale è stata accantonata dopo i rifiuti arrivati soprattutto dai paesi europei, mentre da Cina e Giappone non sono arrivate aperture. Trump, intervenendo pubblicamente e sui social, insiste sul fatto che Washington non ha bisogno di supporto esterno e critica duramente l’atteggiamento degli alleati.

Nonostante lo strappo con la Nato, gli Stati Uniti possono contare su alcuni paesi della regione. Tra questi figurano Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita, pronti a sostenere eventuali operazioni nell’area del Golfo.

Intanto si rafforza la presenza militare americana. La nave d’assalto anfibio Uss Tripoli è diretta verso il Medio Oriente e trasporta circa 2200 tra marines e marinai della 31esima Marine Expeditionary Unit, una forza d’intervento rapido. Il suo passaggio vicino allo Stretto di Malacca viene interpretato come il segnale di una possibile escalation.

Trump non esclude nuove operazioni militari dopo i raid già condotti contro strutture legate al sistema petrolifero iraniano sull’isola di Kharg. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche un’azione diretta con truppe di terra per prendere il controllo di punti strategici, ipotesi che la Casa Bianca non smentisce.

Secondo il presidente, le capacità militari iraniane sarebbero state fortemente ridotte. Tuttavia Teheran mantiene la possibilità di colpire le petroliere nello stretto, una leva che continua a pesare sugli equilibri energetici globali.

Parallelamente, l’Iran si muove sul piano diplomatico. Sarebbero in corso contatti con diversi paesi fuori dal Medio Oriente per garantire corridoi sicuri al petrolio venduto in valuta cinese. Un eventuale accordo potrebbe aggirare la pressione americana e limitare l’impatto delle mosse di Washington.

Teheran ha già avvertito che potrebbe prendere di mira le navi legate a Stati Uniti, Israele e ai paesi coinvolti nell’offensiva. Il mancato sostegno internazionale alla strategia di Trump potrebbe quindi ampliare il numero di stati esclusi da eventuali attacchi iraniani.

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