Delitto di via del Ciclamino, cosa ha detto Valeria Bartolucci sulle telefonate e su Dassilva
Valeria Bartolucci ha raccontato in aula cosa sapeva Louis Dassilva dopo aver ascoltato alcune telefonate di Pierina Paganelli, spiegando quando e perché ne parlò al marito mentre il clima nel palazzo era già teso.
L’udienza sul caso di Pierina Paganelli si è aperta tra ostacoli procedurali e lunghe discussioni tra accusa e difesa. Prima di arrivare all’esame di Valeria Bartolucci, i giudici hanno dovuto sciogliere diverse eccezioni preliminari, con una pausa tecnica che ha ritardato l’avvio dell’interrogatorio di oltre due ore.
Una volta iniziata la deposizione, la donna ha affrontato subito uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta: le telefonate della vittima ascoltate di nascosto a fine settembre. In quelle conversazioni, Pierina confidava ai figli timori legati alla relazione tra Giuliano e Manuela Bianchi, mostrando una forte preoccupazione per la situazione familiare.
In aula Bartolucci ha spiegato di aver riferito quanto sentito al marito, Louis Dassilva, oggi unico imputato. Ha precisato di averlo fatto dopo aver ascoltato almeno due telefonate, aggiungendo che lui le avrebbe consigliato di non parlarne con Manuela, già provata dalle condizioni di Giuliano, ricoverato in ospedale in quel periodo.
L’esame è andato avanti tra domande serrate e momenti di attrito con la pubblica accusa. Nonostante le contestazioni, la testimone ha risposto a tutti i quesiti, ripercorrendo i rapporti complicati tra i condomini nei giorni precedenti all’omicidio e descrivendo un ambiente segnato da diffidenze e tensioni.
Dalle sue parole emerge che Dassilva era a conoscenza delle preoccupazioni espresse da Pierina ben prima del delitto. Un elemento che contribuisce a delineare i legami e le informazioni condivise tra i protagonisti della vicenda, tra confidenze private e silenzi rimasti tali fino all’inizio del processo.
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