Corrado Augias e la musica sacra: I cori cattolici sono lagne, tre incontri a Santa Cecilia tra gregoriano e Requiem
Corrado Augias analizza il ruolo della musica sacra, tra gregoriano e Requiem, sottolineando l'importanza di un linguaggio autenticamente sacro per avvicinare la fede. Un ciclo dedicato a questi incontri a Santa Cecilia.
“I cori cattolici sono delle lagne tremende” e l’idea che bastassero “giovanotti con la chitarra” per rendere la fede più vicina alla gente è stata, secondo Corrado Augias, un errore di prospettiva: per parlare di sacro, sostiene, serve un linguaggio davvero sacro, capace di far percepire l’ingresso in “un’altra dimensione”.
Da queste premesse nasce il ciclo Musica e Spiritualità, tre appuntamenti in programma a Roma all’Auditorium di Santa Cecilia a partire dall’11 gennaio, pensati come un percorso che attraversa secoli e tradizioni: dal canto gregoriano fino al presente, con aperture anche verso musiche euro-americane, sudamericane e afro-americane.
Nella sua riflessione Augias allarga il discorso alla cultura musicale nel Paese, che a suo avviso non viene trattata come una priorità, e richiama l’esigenza di passare dalle denunce alle pratiche concrete, soprattutto quando si parla di educazione e coralità. Sul versante religioso sottolinea inoltre la differenza con i contesti protestanti, dove la tradizione corale è più radicata e diffusa.
Il primo incontro, “Cantare Dio” (11 gennaio), è dedicato a opere che mettono in scena una ricerca intensa, spesso dolorosa, del divino: dal Barocco al Novecento, con pagine come lo “Stabat Mater” di Pergolesi, la “Passione secondo Matteo” di Bach, l’“Ave Verum Corpus” di Mozart e le Sinfonie Terza e Quarta di Mahler.
Il secondo appuntamento, “La musica e l’eterno” (8 febbraio), ruota intorno alla rappresentazione dell’eternità: dalla Nona Sinfonia di Beethoven, con l’immagine del Padre sopra la volta celeste, fino a Wagner, tra il Preludio del “Lohengrin” e “Parsifal”, dove torna la simbologia del Graal come orizzonte spirituale.
Chiusura il 26 aprile con “Il grande teatro della morte”, un confronto tra visioni diverse dello stesso tema: il “Requiem” di Mozart e quello di Verdi, l’austerità di Brahms e la delicatezza di Fauré, accanto a brani sinfonici attraversati da una spiritualità incisiva, come la “Patetica” di Cajkovskij, “Morte e trasfigurazione” di Richard Strauss e la “Morte di Isotta” dal “Tristano” wagneriano.