Processo a New York contro Maduro: accuse di narcotraffico e rete criminale internazionale
Processo a New York contro Nicolás Maduro, accusato di narcotraffico e coinvolgimento in una rete criminale internazionale. L’ex presidente venezuelano sarà giudicato davanti a un tribunale federale, segnando una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi anni.
Un atto d’accusa di venticinque pagine apre una delle vicende giudiziarie più delicate degli ultimi anni negli Stati Uniti. Nicolas Maduro è atteso oggi davanti a un tribunale federale di New York per l’avvio formale del procedimento che lo vede imputato insieme a membri della sua famiglia e a figure chiave dell’apparato venezuelano.
L’ex presidente del Venezuela, arrestato a Caracas il 3 gennaio e trasferito nel carcere federale di Brooklyn, comparirà in aula nel primo pomeriggio ora locale. Il fascicolo è stato depositato presso la Corte federale di Manhattan, con il giudice Alvin Hellerstein incaricato di presiedere il caso.
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Secondo i procuratori del Distretto Meridionale di New York, Maduro avrebbe guidato una struttura criminale nota come Cartello dei Soli, utilizzando lo Stato venezuelano come strumento operativo. Le accuse sostengono che risorse pubbliche, apparati militari, servizi segreti e canali diplomatici siano stati impiegati per favorire il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti.
L’inchiesta non si limita alla figura dell’ex capo di Stato. Tra gli imputati figurano Diosdado Cabello Rondón, considerato uno dei principali centri di potere politico del Paese, l’ex ministro Ramón Rodríguez Chacín e la first lady Cilia Adela Flores, già presidente dell’Assemblea Nazionale.
Nel procedimento è coinvolto anche il figlio della coppia presidenziale, Nicolás Ernesto Maduro Guerra. L’elenco comprende inoltre Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come “Niño Guerrero”, leader del Tren de Aragua, gruppo criminale transnazionale ritenuto responsabile di traffici illeciti e infiltrazioni criminali oltre confine.
I capi d’imputazione sono quattro. Il principale riguarda una cospirazione di tipo narco-terroristico, finalizzata a finanziare organizzazioni armate attraverso i proventi della droga. Seguono le accuse di importazione su larga scala di cocaina negli Stati Uniti e quelle relative al possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi connessi al traffico di stupefacenti.
Le contestazioni attribuiscono a Maduro comportamenti illeciti antecedenti alla sua elezione del 2013. Durante il periodo da ministro degli Esteri, tra il 2006 e il 2013, avrebbe facilitato l’uso di passaporti diplomatici e voli ufficiali per agevolare il trasferimento di denaro e droga dal Messico al Venezuela.
Secondo l’accusa, la rete avrebbe sostenuto e armato diverse organizzazioni armate, tra cui le FARC, l’ELN, il Cartello di Sinaloa e lo stesso Tren de Aragua, garantendo protezione e logistica per la produzione e la distribuzione di enormi quantitativi di cocaina destinati al mercato statunitense.
I familiari di Maduro avrebbero avuto ruoli operativi. Alla moglie viene contestata l’accettazione di tangenti per favorire contatti con funzionari antidroga, mentre il figlio è accusato di aver utilizzato aerei della compagnia petrolifera statale per il trasporto di stupefacenti e di aver coordinato spedizioni con comandanti delle FARC in Colombia.
All’interno del dossier emerge anche la figura di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana e generale in pensione. Arrestato ed estradato, ha già ammesso responsabilità in procedimenti precedenti e rappresenta un potenziale elemento chiave per rafforzare l’impianto accusatorio contro Maduro.
Carvajal, per anni vicino a Hugo Chávez e coinvolto fin dalle prime fasi del potere chavista, conosce nel dettaglio il funzionamento della struttura descritta come un’impresa criminale statale. La sua collaborazione e la futura sentenza a suo carico potrebbero incidere in modo diretto sull’esito del processo newyorkese.