Suicidio assistito Mario Riccio e il rebus dell’obiezione di coscienza
Il primo suicidio assistito in Lombardia gestito dal Servizio sanitario regionale è stato quello di un uomo, che ha scelto di porre fine alla sua vita in una clinica autorizzata. Le Regioni stanno aggiornando le norme sul tema, ma rimane ancora irrisolta la questione dell’obiezione di coscienza, che complica la gestione delle pratiche. La procedura è stata portata a termine senza coinvolgimento diretto di enti o figure esterne.
Quello di Domenico Zuccarella è stato il primo suicidio assistito in Lombardia ad essere gestito interamente dal Servizio sanitario regionale. Ma se negli ultimi mesi le Regioni – “seppure in ordine sparso e un po’ a mosaico” – stanno procedendo sul fronte normativo, “ resta il rebus dell’obiezione di coscienza ”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Mario Riccio, anestesista nonché medico che ha assistito Piergiorgio Welby nella sua decisione di rinunciare ai trattamenti sanitari. Riccio ha seguito il primo paziente che ha avuto accesso al suicidio assistito in Italia, e dopo di lui altre 5 persone. “Penso che il mondo medico italiano sia impreparato. 🔗 Leggi su Lapresse.it

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