Welfare o metadone sociale
Un nuovo rapporto tra Stato sociale e cittadini sta emergendo, segnato da una trasformazione più sottile rispetto alle crisi politiche visibili. Il welfare, che originariamente mirava a proteggere i cittadini dal ricatto del bisogno, sembra ora limitarsi a gestire le necessità senza intervenire in modo più deciso. Questa evoluzione solleva domande sulla capacità di intervento e di tutela effettiva, mentre le funzioni dello Stato sociale si ridimensionano e si concentrano sulla semplice amministrazione.
Marmo La crisi delle democrazie liberali passa anche per una metamorfosi meno visibile dello Stato sociale. Il welfare nacque per sottrarre il cittadino al ricatto del bisogno: rischia oggi di limitarsi ad amministrarlo. Rischia di non proteggere più per restituire autonomia, ma solo o quasi di compensare per rendere sopportabile l’impotenza. È in questa traiettoria o deriva che la protezione degrada in metadone sociale: non perché il sussidio sia in sé una colpa, ma perché diventa la dose con cui la politica seda i problemi che non sa più risolvere. Eppure il welfare europeo del Dopoguerra non fu carità di Stato. Beveridge voleva abbattere i cinque giganti del bisogno, della malattia, dell’ignoranza, del degrado abitativo e della disoccupazione. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

Real Juvenile Court Hearing | Foster Care Reunification | Autism & Recovery
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