Perché nuotando nel fiume Acheronte ho pensato non alla morte ma alla vita

Notizia in breve

Entrando nel fiume Acheronte, l’autrice ha riflettuto sulla vita, non sulla morte. Nonostante il nome e il contesto, i pensieri sono stati rivolti a temi vitali. La riflessione si concentra sulla percezione del fiume come simbolo di passaggio, ma il focus rimane sulla vita. La narrazione evidenzia come un’esperienza simbolica possa portare a considerazioni inaspettate, spostando l’attenzione da un’immagine di fine a un pensiero di rinascita.

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Sono entrata nell’ Acheronte e la prima cosa che ho pensato non è stata alla morte; sì, ho pensato alla vita. È un piccolo paradosso, considerando il luogo. Siamo in Epiro, nella Grecia nord-occidentale, e davanti a me scorre uno dei fiumi sui quali l’Occidente ha costruito il proprio immaginario dell’aldilà. Per gli antichi era una soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Omero lo colloca nel paesaggio dell’Ade; poco distante da queste acque la tradizione ha situato il Nekromanteion, il luogo nel quale gli uomini cercavano un contatto con i defunti. Secoli dopo, Dante ritrova l’Acheronte all’ingresso dell’Inferno. Caronte lo riconosce subito tra le anime: “E tu che se’ costì, anima viva”. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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