Il Sud letterario non è l' India coloniale di Kipling
Il Sud letterario di oggi non è come l’India coloniale di Kipling, che era incantata e felice di essere sotto il controllo britannico. Questa distinzione invita a riflettere su come la rappresentazione della regione sia diversa rispetto a quella descritta in passato. La narrazione attuale non privilegia un’immagine di sottomissione o di felicità coloniale, ma si concentra su un quadro più complesso. La frase suggerisce di partire da questa differenza per capire meglio la realtà del Sud.
La bassa Italia di questo secolo non è l’India coloniale di Kipling: incantata e felice di essere governata dagli inglesi. Bisognerebbe partire da qui. Dal tempo che passa e dai contesti che cambiano. Eppure c’è ancora chi guarda il rapporto tra Nord e Sud con le categorie di allora. A Milano, Venezia e Torino, scrive Carlo Pizzati su La Stampa, si leggono le storie meridionali come nella Londra vittoriana si leggevano i romanzi ambientati nelle periferie dell’impero. Di più. Il Nord sceglie i romanzi del Sud per un interesse analogo: per domesticare l’esotico, per fare turismo emotivo, per ritrovare nel confronto con un altrove vicino ciò che sente di avere perduto. 🔗 Leggi su Napoli.corriere.it

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Dicono: siete sud. No, veniamo dal parallelo grande,/ dall’equatore centro della terra.// La pelle annerita dalla più dritta luce,/ ci stacchiamo dalla metà del mondo, non dal sud —Erri De Luca,Solo andata #ConQuellaFacciaDaStraniera a #SalaLettura x.com
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