Il Giappone che non si racconta | viaggio nei luoghi sacri dove il silenzio diventa esperienza
Il silenzio in Giappone si manifesta come parte integrante di luoghi sacri e pratiche quotidiane. Non è una condizione che si attiva solo quando cessano i rumori, ma è presente già prima, tra le parole, nelle pause, negli spazi vuoti lasciati tra oggetti o nelle aree non riempite di un dipinto. Questa presenza silenziosa si percepisce in diversi contesti, creando un'esperienza che va oltre il semplice assenza di suoni.
Il silenzio, in Giappone, non comincia quando finisce il rumore, perché esiste già prima, nascosto tra due parole, nella pausa che precede una risposta, nello spazio lasciato vuoto intorno a un oggetto o nel tratto di carta che un pittore decide di non riempire. Non è necessariamente quiete, e ancora meno immobilità, dal momento che può contenere il vento, l’acqua, il canto degli insetti e il legno che scricchiola sotto un passo; è piuttosto una soglia, il punto in cui il mondo smette di chiedere di essere spiegato e torna semplicemente a essere percepito. Per avvicinarsi a questa idea si può partire da una parola, ma, scritta con il carattere?, anche se tradurla semplicemente con “silenzio” sarebbe sbagliato. 🔗 Leggi su Panorama.it

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