Il caso Pirlo svela ancora una volta la provincialità del nostro sistema calcio
Il caso riguardante la nomina del nuovo commissario tecnico della nazionale italiana mette in luce come il sistema calcistico nazionale giudichi i professionisti più per le alleanze politiche del momento che per le competenze sportive. La discussione si concentra sulle opportunità geopolitiche, invece di basarsi esclusivamente sui meriti sportivi. Questa dinamica evidenzia una certa tendenza a privilegiare interessi esterni rispetto alla valutazione obiettiva delle capacità tecniche.
di Giuseppe Capotosto L’ultimo caso attorno alla scelta del nuovo ct dell’Italia svela ancora una volta la provincialità di un sistema sportivo che giudica i professionisti non sul campo, ma sulle opportunità geopolitiche del momento. Un moralismo a intermittenza che mostra un’immobilità decennale che continua ad ignorare chi il calcio vorrebbe rifondarlo davvero. L’emblema di questo approccio è la vicenda che ha toccato Andrea Pirlo: la sua potenziale corsa alla panchina azzurra non si è fermata per un fallimento sul campo, ma per le polemiche scatenate dalla sua attività come testimonial di un marchio commerciale estero. Ciò che rende la vicenda grottesca è che il sistema sportivo adotti criteri etici asimmetrici a seconda del clamore mediatico. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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